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Paga l'Irap lo studio che esternalizza i servizi

del 06/07/2010
di: Debora Alberici
Paga l'Irap lo studio che esternalizza i servizi
È tenuto al pagamento dell'Irap lo studio di professionisti che, pur non avvalendosi di personale proprio (dipendenti e collaboratori), ha affidato con un contratto di fornitura tutti i servizi, come la telefonia e la segreteria, a una società.

È questo il nuovo approdo giurisprudenziale raggiunto dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 10151 del 2010, ha accolto il ricorso dell'amministrazione aggiungendo un motivo in più per pagare l'imposta più discussa degli ultimi anni. In sostanza, secondo gli Ermellini l'autonoma organizzazione esiste a prescindere da dipendenti e collaboratori, è sufficiente che a svolgere i servizi sia un'azienda. Questo rimette in parte in discussione, o meglio inasprisce ancora, il concetto di autonoma organizzazione (come presupposto per il pagamento dell'Irap dei piccoli professionisti) che era stato formulato, in mancanza di una norma ad hoc, dalla giurisprudenza di legittimità e sembrava ormai già completamente definito.

Ma l'assenza di una legge continua a permettere, a seconda dei casi e dei Collegi che decidono sull'Irap, di dilatare o smussare gli angoli sui presupposti per il prelievo fiscale (si veda anche ItaliaOggi del 26 maggio 2009).

In più va detto che molto spesso i giudici di merito non sono ancora allineati con la magmatica giurisprudenza che si è formata finora. Il caso sottoposto all'esame della Corte ne è la testimonianza. Infatti la sezione tributaria del Palazzaccio ha completamente ribaltato la della commissione tributaria regionale di Perugia che, confermando quella della ctp, aveva accordato a uno studio associato l'esenzione dal tributo in quanto privo di autonoma organizzazione. In particolare i professionisti avevano affidato tutti i servizi, fra cui la segreteria, a una società e non disponevano di dipendenti o collaboratori.

Dunque, la tesi dell'assenza di un'autonoma organizzazione ha convinto i giudici di merito ma in Cassazione le cose sono andate diversamente. Secondo il principio stabilito dagli Ermellini «in tema di Irap, il ricorso al lavoro di terzi per la fornitura di tutti i necessari servizi (dalla telefonia al segretariato) in forma rilevante e non occasionale, ma continuativa, integra il presupposto dell'esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata, non rilevando che la struttura posta a sostegno e potenziamento dell'attività professionale del contribuente sia fornita da personale dipendente o da un terzo in base ad un contratto di fornitura».

Ora la Suprema corte ha chiuso definitivamente il sipario sulla vicenda accogliendo il secondo motivo del ricorso presentato dal fisco e respingendo di conseguenza l'istanza di rimborso presentata dal contribuente. Anche la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto che fosse accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

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