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Avvocatura e governo ai ferri corti

del 03/07/2010
di: di Gabriele Ventura
Avvocatura e governo ai ferri corti
Avvocatura e governo ai ferri corti. Per i ritardi sulla riforma forense, che giace da mesi al senato e di certo non sarà licenziata dall'assemblea prima della pausa estiva, per la promessa non mantenuta sull'abrogazione del decreto Bersani. Ma anche per la inascoltata richiesta di modifica del decreto legislativo sulla media conciliazione, e da ultimo per l'introduzione nella manovra di articoli che, secondo l'avvocatura, ingeriscono nell'autonomia delle Casse previdenziali. Per tutte queste ragioni, in attesa della risposta del governo, l'Oua ha promosso ieri una settimana di manifestazioni di protesta locali e nazionali, dall'11 al 16 ottobre, con una o più giornate di astensione e un corteo diretto a Palazzo Chigi.

Riforma forense. La riforma dell'avvocatura è impantanata al senato. Tra ddl intercettazioni e manovra economica, infatti, sono ormai due mesi che non viene discussa. Cosa che non averrà almeno fino al 9 luglio, dato che non è stata calendarizzata. Pare quindi impossibile pensare che Palazzo Madama riesca a licenziarla entro l'estate, dato che sono stati approvati neanche dieci articoli sui 65 totali. Per questo, da ultimo, il consiglio nazionale forense ha sciolto gli indugi e dato il via alle specializzazioni forensi giusto settimana scorsa. Dopo che l'Unione delle camere penali e quella delle camere civili, tra gli altri, hanno deciso di istituirle autonomamente. Il plenum del Cnf ha infatti approvato la bozza del regolamento che è stato inviato agli ordini e alle associazioni per le osservazioni finali. Il presidente Guido Alpa ha anche richiamato gli avvocati «a non abbassare la guardia e a sollecitare fermamente le camere ad approvare la riforma». L'Oua, invece, si sta concentrando di più sull'abolizione della legge Bersani, contenuta nel testo di riforma che giace al senato. «L'Oua», ha detto il presidente Maurizio de Tilla, «chiede che ci sia un deciso cambio di rotta e che si vada ad una rapida approvazione del progetto di riforma forense e l'abrogazione della legge Bersani, ristabilendo i minimi tariffari».

Mediaconciliazione. Anche sul dlgs sulla media conciliazione, che ha scatenato una dura protesta da parte dell'Oua e della maggioranza degli ordini forensi, il Cnf ha recentemente preso posizione criticando il dispositivo in diversi punti. E inviando, tra l'altro, una circolare a ordini e associazioni con il quadro della situazione «ai fini della valutazione delle iniziative da assumere in materia». Secondo il Cnf, però, la categoria non deve boicottare la legge, «perché non si dica che il sistema è fallito per colpa dell'avvocatura». Lo ha detto proprio ieri Alpa nel corso di un convegno a Roma. «La legge sulla mediazione è quella che è, presenta tanti aspetti critici che rischiano di far implodere il meccanismo e andrà cambiata. Ma l'avvocatura deve giocare d'attacco e ritagliarsi un ruolo centrale nel nuovo sistema». Di diverso avviso l'Oua, che invece resta sulle barricate. Secondo l'Organismo unitario dell'avvocatura è necessario modificare il testo del decreto con l'introduzione di una serie di punti essenziali: l'eliminazione dell'obbligatorietà della conciliazione; l'assistenza necessaria dell'avvocato difensore; la modifica dell'obbligo di informativa con cancellazione della sanzione di annullabilità del mandato; la proposta di conciliazione solo su richiesta di entrambe le parti; la fissazione di criteri sulla competenza territoriale. Per l'Oua, infatti, «la obbligatorietà del procedimento conciliativo prevista come condizione di procedibilità dell'azione giudiziaria, determinerà un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino utente». «Tale obbligatorietà», prosegue la nota, «determinerà un dilatamento dei tempi, almeno un anno, prima della presentazione della domanda giudiziaria nonché un aumento degli oneri e una lievitazione dei costi, tutti a carico del cittadino-utente, per giungere alla soddisfazione della domanda di giustizia». «La obbligatorietà del tentativo di conciliazione», conclude la nota, «appare scollegata da aspetti procedurali e tecnici che determineranno un probabile corto circuito per quelle azioni giudiziarie in cui si debbano proporre domande riconvenzionale, chiamate di terzo, interventi volontari».

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