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Ricorso in Cassazione allargato

del 03/07/2010
di: di Debora Alberici
Ricorso in Cassazione allargato
Il cambio di giurisprudenza non rende inammissibile il ricorso in Cassazione. Non può essere dichiarato inammissibile il ricorso i cui motivi sono fondati su un orientamento giurisprudenziale superato dopo il deposito degli atti al Palazzaccio. In questi caso la parte ha diritto alla rimessione in termini.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 15811 del 2 luglio 2010, ha sottolineato come il giusto processo sia un principio da rispettare anche nel caso di cambio di orientamento giurisprudenziale. A gioco già iniziato, dicono in sostanza i giudici, non è giusto far pesare sulla parte un cosiddetto “revirement” messo in atto dai Consiglieri di Piazza Cavour.

Il problema potrebbe esserci con la neonata sezione filtro, istituita solo quest'anno, che ha il compito di far scendere l'enorme contenzioso che arriva al Palazzaccio e che fra i motivi di inammissibilità avrebbe senz'altro potuto annoverare quello del cambio di indirizzo giurisprudenziale. Ma, ha scritto la seconda sezione civile, il giusto processo deve avere la meglio su tutto.

“Alla luce del principio costituzionale del giusto processo, - hanno motivato gli Ermellini - va escluso che abbia rilevanza preclusiva l'errore della parte la quale abbia fatto ricorso per cassazione facendo affidamento su una consolidata, al tempo della proposizione dell'impugnazione, giurisprudenza di legittimità sulle norme regolatrici del processo, successivamente travolta da un mutamento di orientamento interpretativo, e che la sua iniziativa possa essere dichiarata inammissibile o improcedibile in base a forme e termini il cui rispetto, non richiesto al momento del deposito dell'atto di impugnazione, discenda dall'overruling; il mezzo tecnico per ovviare all'errore oggettivamente scusabile è dato dal rimedio della rimessione in termini, previsto dall'art. 184-bis cod. proc. civ. (ratione temporis applicabile), alla cui applicazione non osta la mancanza dell'istanza di parte, dato che, la causa non imputabile è conosciuta dalla corte di cassazione, che con la sua stessa giurisprudenza ha dato indicazioni sul rito da seguire, ex post rivelatesi non più attendibili”.

È il caso di un amministratore giudiziario che si era opposto al decreto con il quale il Tribunale di Cosenza gli aveva liquidato le spese. L'uomo era ricorso alla Suprema corte in virtù di un orientamento che, nel frattempo, era mutato. Ma il gravame, questa volta, non è stato dichiarato inammissibile e la parte ha diritto alla rimessione in termini.

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