«Siamo a conoscenza», dice Andrea Volpi leader di Azione universitaria, movimento studentesco vicino al Pdl, «di blocchi della didattica e delle sessioni di esame, estremi atti di prevaricazione messi in atto da professori senza scrupoli, pronti a calpestare i diritti degli studenti nel tentativo di contrastare una riforma che finalmente li inchioda ai loro doveri ed alle loro responsabilità di pubblici dipendenti». Per Volpi, infatti, impedire agli studenti di sostenere un'intera sessione di esami significa non solo violare il diritto allo studio sancito nella costituzione, ma soprattutto porre un forte ostacolo nel percorso formativo degli studenti, spesso fuori sede e lavoratori «che tra mille sacrifici personali e delle loro famiglie pagano tasse onerose spesso in cambio di servizi insufficienti». Ecco perché l'esortazione è rivolta a tutti i rettori «affinché garantiscano il regolare svolgimento delle attività didattiche e laddove i diritti degli studenti non vengano tutelati non esiteremo a sporgere regolare denuncia per interruzione di pubblico servizio».
Questo non vuol dire, come spiega invece Francesco Magni, presidente nazionale del Coordinamento liste per il diritto allo studio (Clds), «che non condividiamo la protesta dei ricercatori sui quali pesa un'incertezza per il loro futuro, ma il blocco delle sessioni estive degli esami è un fatto grave per tutti. Ma non si può non considerare che ci troviamo in un momento decisivo per la vita delle nostre università: il progetto di legge di riforma dell'università in discussione in Parlamento è molto ambizioso e tocca aspetti fondamentali della vita universitaria: dall'autonomia alla governance al diritto allo studio. Ecco perché», conclude Magni, «come studenti chiediamo di poter dire la nostra, di poter dare, anche attraverso il nostro organo di rappresentanza istituzionale, un contributo critico e costruttivo ai temi che interessano la vita di tutti gli studenti».
Più dura invece la reazione dell'Unione degli studenti universitari (Udu) guidata da Giorgio Paterna che promette battaglia: «In questi giorni occuperemo gli atenei e i rettorati, seppure in maniera simbolica e poi in autunno siamo pronti per la piazza e allora non si potrà fare finta di nulla». La speranza dell'Udu è in ogni caso che il disegno di riforma sul sistema universitario venga ritirato definitivamente perché qualsiasi ipotesi di modifica sarebbe comunque inutile. Basti pensare», dice Paterna, «a come cambiano le modalità per l'attribuzione delle borse di studio per gli studenti meritevoli: i fondi non verranno più garantiti sulla base del reddito come è stato fino ad ora ma sulla base di altri ingiusti criteri».
