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In pensione con 3,5 anni in più

del 02/07/2010
di: Daniele Cirioli
In pensione con 3,5 anni in più
Chi comincia a lavorare quest'anno potrebbe trovarsi a dover lavorare 3,5 anni in più prima di andare in pensione. È l'effetto della riforma prevista dall'emendamento alla manovra (dl n. 78/2010) che aggancia i requisiti di pensionamento alla speranza di vita (si veda ItaliaOggi di ieri). Secondo i dati della relazione tecnica, infatti, il cumulo degli adeguamenti triennali dal 2016 al 2050 sarà pari a circa 3,5 anni. Appunto: chi comincia a lavorare quest'anno, pensando di poter andare in pensione con 40 anni di contributi nel 2050, dovrà rifare i progetti: a quell'epoca, il massimo di lavoro ai fini pensionistici potrebbe salire a 43,5 anni. In realtà, stando al ministro del lavoro Maurizio Sacconi, con 40 anni di contributi non cambierà nulla: «è stato un refuso», ha detto Sacconi, «lo cancelleremo».

La riforma prevede che tutti i requisiti di accesso alle pensioni, a partire dal 2016, vengano aggiornati a cadenza triennale sulla base degli incrementi della speranza di vita che un italiano ha all'età di 65 anni (maschio e/o femmina). Le stime dell'Istat prevedono che il primo aggiornamento, a partire dal 1° gennaio 2016, sarà pari a tre mesi, che è il limite massimo fissato dalla norma, di misura più bassa rispetto al reale incremento della speranza di vita risultante dal triennio precedente che sarà di quattro mesi. Sempre l'Istat stima che i successivi adeguamenti triennali, a partire dal 2019 in poi, saranno pari a quattro mesi fino a circa l'anno 2030 e attorno a tre mesi fino all'anno 2050. Complessivamente, dunque, all'anno 2050 la variazione risulterà pari a circa 3,5 anni. Ma gli effetti della riforma cominceranno a farsi sentire già nei primi anni. La relazione stima in circa 400 mila il numero di soggetti annui che matureranno i requisiti nel periodo 2016/2020 e che saranno interessati alle modifiche. Se per i lavoratori si tratterà di restare al lavoro qualche anno in più, a migliorare saranno certamente i conti dello Stato. La riforma assicura un risparmio di circa 60 milioni di euro nel 2016, che crescerà negli anni per diventare oltre 3 miliardi di euro nel 2020.

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