Consulenza o Preventivo Gratuito

Ko la legge Amato

del 02/07/2010
di: di Giovanni Galli
Ko la legge Amato
Il regime di riallineamento fiscale italiano del 2003, a seguito della legge Amato del 1990 nell'ambito del settore pubblico bancario italiano, comporta un aiuto di stato incompatibile con il mercato comune, che deve essere recuperato presso le imprese beneficiarie. Lo ha stabilito il tribunale Ue con la sentenza T-335/08 di ieri. Con l'obiettivo di razionalizzare le attività bancarie in Italia e, soprattutto, di permettere alle banche pubbliche di assumere la forma di società per azioni, la legge Amato ha introdotto un regime fiscale che facilitava i conferimenti di attivi di questi organismi a imprese di credito private esistenti o di nuova costituzione. Il sistema prevedeva l'assenza di riconoscimento fiscale, e quindi la sospensione dell'imposizione, dell'85% del plusvalore realizzato al momento dei conferimenti. Successivamente, in Italia sono stati istituiti diversi regimi di riconoscimento fiscale, attraverso una tassazione a tariffa ridotta, di plusvalenze in tal modo sospese. Nella decisione impugnata la Commissione ha ritenuto che il regime della Finanziaria 2004 avvantaggiasse le imprese bancarie beneficiarie di conferimenti nel contesto della legge Amato, nella misura in cui riservava loro tali condizioni fiscali favorevoli, non offerte ad altre società. La Commissione ha ritenuto che il regime costituisse un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune, illegalmente attuato da parte dell'Italia, e che detto aiuto dovesse essere recuperato presso le imprese beneficiarie. Sulla base di un confronto tra il regime controverso e il regime fiscale ordinario, la Commissione ha considerato che il vantaggio concesso ammontasse 586 milioni di euro. Essa, ricorda una nota del Tribunale Ue, ha tuttavia limitato l'obbligo di recupero. In effetti, considerando che il recupero dovesse riguardare solo le imposte non corrisposte rispetto a quelle che il beneficiario avrebbe pagato se egli si fosse rivolto ad altri regimi fiscali disponibili, la Commissione ha limitato l'obbligo di recuperare la differenza tra l'imposta che sarebbe stata versata seguendo il regime di rivalutazione fiscale previsto dalla 350/2003 e l'imposta effettivamente pagata in base al regime. Bnp Paribas, beneficiaria effettiva degli aiuti di stato, nella sua qualità di società incorporante della banca italiana che aveva fatto ricorso al regime tributario controverso, e la banca italiana Bnl avevano chiesto al Tribunale di annullare la decisione della Commissione. Nella sentenza odierna, il Tribunale constata che la Commissione «non ha commesso alcun errore nel considerare, sulla base di un confronto tra le disposizioni dell'articolo 2, comma 26 della legge 350/2003 e il regime fiscale ordinario, l'esistenza di un vantaggio economico selettivo di un importo pari alla differenza tra l'imposta versata ai sensi della detta disposizione e quanto sarebbe stato dovuto nel regime fiscale normale». Inoltre, la Commissione « non ha commesso alcun errore nel ritenere che il carattere selettivo del regime di cui all'articolo 2, comma 26 della legge 350/2003 non può essere giustificato dalla logica del sistema fiscale italiano». Infine il Tribunale rileva che anche il confronto del sistema controverso con quello dell'articolo 2, comma 25, della legge 350/2003 ha indotto la Commissione ad accertare l'esistenza di aiuti di Stato e di ordinare il recupero nei termini definiti dalla decisione impugnata. Di qui il rigetto del ricorso di Bnp e Bnl.
vota