Nella nota si conclude con la richiesta dell'abrogazione della misura «e confidano nella sensibilità del Parlamento per una modifica sostanziale del provvedimento». E quanto meno nella proroga dovevano contare anche le banche.
In alcuni casi i responsabili dei sistemi informativi delle banche, precedendo il provvedimento, hanno comunque dato le indicazioni alle banche utenti per gestire la nuova ritenuta anche se fino alle 17.00, del 30 giugno, in alcuni istituti si rassicuravano i propri dipendenti con il rinvio imminente della disposizione al primo di ottobre. E così al momento non è stato, visto che anche in sede di conversione non c'è ancora un emendamento in tal senso. Con la nuova procedura si dovranno identificare i possibili bonifici oggetto della legge (attraverso parole chiave all'interno dei flussi informativi) creando un apposito tabulato; il tabulato dovrà essere attentamente valutato dagli operatori prima di procedere all'addebito manuale del conto del beneficiario del bonifico. Le banche sono comunque in attesa di recuperare una metodologia per identificare i bonifici e procedere, in questo modo ad un intervento automatico per produrre gli addebiti della ritenuta d'acconto.
La situazione vede quindi a ieri una gestione manuale del nuovo adempimento.
La relazione tecnica della manovra e il rischio di ritorno all'evasione. Dai calcoli della relazione tecnica alla manovra emerge che questa disposizione comporta una spesa pari a 7, 2 mld di euro. Da questi arriverebbero nelle casse dello stato, applicando la ritenuta d'acconto: 360 mln per il 2010, 720 per il 2011 e il 2012 e 180 per il 2013 e 2014. Considerando poi gli effetti in termini di Iva e di Irpef/Ires/Irap, gli effetti complessivi della disposizione determinerebbero maggiori entrate pari a 354,5 mln per il 2010, 755,5 mln per il 2011 e 559,1 mln per il 2012, mentre per il 2013 sono calcolate minori entrate per 167,7 mln e per il 2014 minori entrate per 245,5 mln. I tecnici del Senato comunque manifestano delle perplessità proprio sulla funzione di deterrente all'evasione della norma: la relazione tecnica non chiarisce le motivazioni in base alle quali la norma dovrebbe provocare un'emersione della base imponibile, tenuto conto che si va ad incidere su pagamenti mediante bonifico bancario o postale, quindi già tracciabili. Infine i tecnici del Senato segnalano che la norma in esame determina una riduzione della liquidità delle imprese e che tale elemento potrebbe indurre alcuni soggetti a muoversi nella direzione opposta a quella auspicata dalla norma, ovvero entrando (o rientrando) in un'attività sommersa.
