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Compliance decisiva in banca

del 29/06/2010
di: di Savino Casamassima
Compliance decisiva in banca
Reputazione, compliance e corporate governance diventano nuovi criteri di legge per il rilascio dell'autorizzazione bancaria. Il decreto legislativo del 27 gennaio 2010, n. 21 entrato in vigore il 10 marzo ha recepito la direttiva 2007/44/Ce relativa alle partecipazioni nel settore finanziario ed in tal senso ha modificato il Testo Unico Bancario. In particolare, la nuova normativa ha sostituito integralmente il quinto comma dell'art. 19 del Tub, ribadendo da una parte il requisito di sana e prudente gestione e ampliando radicalmente per altro verso i criteri di legge di riferimento per Banca d'Italia ai fini del rilascio dell'autorizzazione bancaria.

Ricordiamo che lo stesso art. 19 del Tub era assurto agli onori delle cronache finanziarie alla fine del 2008 per l'abrogazione del sesto comma che conteneva il principio di separatezza Banca/Industria, con la conseguenza che per la prima volta nella storia bancaria italiana un gruppo industriale, General Electric, era stato autorizzato ad acquisire il controllo di una banca, ovvero di Interbanca oggi GE Capital.

Relativamente alla nuova normativa che qui si commenta, quindi, il nuovo quinto comma dell'art. 19 ha probabilmente come ratio quella di disciplinare in modo maggiormente rigoroso la selezione dei potenziali acquirenti di banche, relativamente alla quale non sussiste più la preclusione originaria determinata dal principio di separatezza che escludeva il mondo industriale da ogni ambizione di controllo su una banca italiana e che limitava tale controllo a una piccola elìte finanziaria rigorosamente pre-selezionata.

A tal fine nella nuova versione della norma, affianco ai criteri di sana e prudente gestione, nonché di solidità finanziaria del potenziale acquirente, vengono previste nuove condizioni finalizzate ad identificare e a misurare le qualità del potenziale acquirente. In primo luogo viene introdotto quale requisito una valutazione sulla «reputazione del potenziale acquirente, ivi compreso il possesso dei requisiti previsti ai sensi dell'art. 25; il possesso dei requisiti previsti ai sensi dell'art. 26 da parte di coloro che, in esito all'acquisizione, svolgeranno funzioni di amministrazione, direzione e controllo della banca». È evidente come con questa norma si dà espressamente a Banca d'Italia la possibilità di esaminare e giudicare le qualità etiche del potenziale acquirente, nonché del relativo management, anche al di là dei requisiti di onorabilità e professionalità già indicati agli artt. 25 e 26 del Tub, con un'ampia discrezionalità che, qualora non dettagliata da una futura casistica o normativa secondaria, rischia di diventare assoluta. La seconda nuova condizione consiste nella «capacità della banca di rispettare a seguito dell'acquisizione le disposizioni che ne regolano l'attività», dando la nuova normativa in questo modo a Banca d'Italia la possibilità di valutare, anche in questo caso sembra dal tenore della normativa in modo discrezionale, la capacità (N.B. futura) della banca di essere compliant con la complessa normativa regolamentare primaria e secondaria. La terza e ultima condizione consiste nella «idoneità della struttura del gruppo del potenziale acquirente a consentire l'esercizio efficace della vigilanza», con un riferimento quindi all'obbligo per i potenziali acquirenti, strutturati in forma di gruppo, di adottare strumenti e regole interne di corporate governance adeguate e trasparenti che consentano una vigilanza efficace da parte dell'Autorità. Da ultimo, è importante rilevare che le condizioni succitate non rilevano solamente ai fini del rilascio di un'autorizzazione bancaria da parte di Banca d'Italia, ma «l'autorizzazione può essere sospesa o revocata se vengono meno o si modificano i presupposti e le condizioni per il suo rilascio», con la conseguenza che tali condizioni devono essere permanenti e, quindi, rigorosamente monitorate e presidiate in ogni organizzazione bancaria.

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