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Una politica industriale all'Europa

del 29/06/2010
di: di Luigi Chiarello
Una politica industriale all'Europa
L'Europa è a rischio: «Ha bisogno come il pane di 14 materie prime per il suo sviluppo industriale». Le cercherà in Africa, «evitando il fornitore unico». Sul fronte alimentare, invece, «va raggiunto un compromesso tra esigenze industriali e diritti del consumatore, perché profili nutrizionali troppo rigidi non danneggino l'agroindustria (tra cui Nutella) e non ingessino i consumi». In ogni caso, l'etichetta made in Europe dovrà vedere la luce, «per rendere trasparenti al consumatore prodotti importati da paesi extra Ue». Sono parole di Antonio Tajani, vicepresidente della commissione europea, responsabile per industria e imprenditoria, che ieri ha discusso con ItaliaOggi dei nodi del settore, a margine del convegno organizzato a Milano (da Europarlamento e commissione Ue), sull'impresa agroalimentare motore del made in Italy. E in relazione a un suo possibile trasloco da Bruxelles alla poltrona di ministro per lo sviluppo economico, Tajani ha rispolverato un vecchio adagio latino: «Hic manebimus optime». Tradotto: sto bene dove sto. Sullo sfondo un autunno caldo per il made in Italy. Tra settembre e ottobre, l'Ue dovrebbe dare l'ok definitivo all'etichettatura d'origine per il tessile. Qui, il made in Italy scatterà se tutte e quattro le fasi di lavorazione del prodotto saranno fatte in Italia. Nello stesso periodo, anche l'agroindustria avrà la sua etichettatura d'origine; il made in Italy in questo caso sarà possibile se la materia prima che caratterizza il prodotto finito è italiana. Ad esempio, se il pomodoro usato per la passata è fatto nel Belpaese.

Domanda. Il primo via libera dell'Europarlamento alle nuove norme sull'etichettatura degli alimenti ha diviso l'Italia. C'è chi vuole trasparenza sui profili nutrizionali dei cibi e chi sente minacciata l'esistenza stessa di prodotti dolciari, come Nutella. La proposta ora andrà in consiglio Ue, per poi tornare a settembre, in aula a Strasburgo, per la seconda lettura.

Risposta. Le stesse votazioni dell'Europarlamento dimostrano che sui profili nutrizionali bisogna trovare un accordo. La maggioranza è risicata; ciò significa che la commissione europea deve lavorare per raggiungere una sintesi, una soluzione di compromesso che porti a non escludere dalle nuove regole nessun alimento

D. Ha una ricetta?

R. Alzare o abbassare l'asticella del livello di protezione, il livello del profilo nutrizionale, a seconda dei prodotti interessati, salvaguardando, ovvio, tutte le esigenze di tutela del consumatore. Credo si possa far coincidere l'interesse industriale con quello salutistico.

D. Cosa pensa dell'origine dei prodotti alimentari in etichetta?

R. Bisogna tutelare l'agroindustria di qualità. Sul mercato interno deve esserci un controllo rigido sui prodotti protetti, a marchio. Sono favorevole all'etichettatura d'origine, specie per i prodotti fatti fuori dall'Unione europea. Il made in diventa così uno strumento essenziale per dare certezze ai consumatori.

D. Parla di made in Europe o di made in Italy?

R. La tutela europea passa dal made in Europe. Bisogna imporre l'etichettatura d'origine anche ai prodotti extra Ue. E il made in Europe diventa anche veicolo per il rispetto e l'applicazione della normativa Reach, che consente più trasparenza sulle sostanze chimiche contenute nei prodotti. Del resto, il pacchetto Reach interessa anche Usa, Israele e Cina.

D. Resta però il dumping sociale. Il basso costo del lavoro e le ancor minori tutele sindacali nei paesi extra Ue rendono molto competitivi gli stati africani o paesi come la Cina, dove la produzione è a bassissimo costo.

R. Si configura una concorrenza sleale. Certo noi abbiamo garanzie di tipo sociale, che fanno costare di più i prodotti. Ma siamo sempre stati i primi sostenitori dei diritti umani. Per questo dobbiamo lavorare perché ci sia meno delocalizzazione possibile e più internazionalizzazione possibile. Le nostre imprese devono andare all'estero, ma li devono produrre solo per i mercati esteri, non per quello europeo.

D. Nonostante le pressioni Usa e le previsioni a medio termine, che paventano una contrazione dell'export cinese, Pechino non ha ancora dato una risposta chiara sulla rivalutazione della sua valuta, lo yuan..

R. Sulla moneta i segnali positivi ci sono. Il governo cinese inizia a guardare al proprio mercato interno e a non pensare solo all'export. Noi, però, dobbiamo fare di tutto per difendere la nostra competitività e evitare di avere un solo fornitore di materie prime.

D. Che intende?

R. L'Europa soffre per la mancanza di 14 materie prime a rischio. Ho stilato una lista delle sostanze «critiche», cioè «strategiche», per il futuro della nostra industria. Sono antimonio, berillio, cobalto, fluorite, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, il gruppo platino (platino, palladio, iridio, rodio, rutenio e osmio), terre rare, tantalio e tungsteno. Si tratta di una lista preparata da un gruppo di esperti dei 27 stati membri; materie prime selezionate da un gruppo di 41 sostanze essenziali per i comparti industriali ad elevato tasso d'innovazione.

D. Manca il ferro.

R. Vero, credo che la sua esclusione sia soltanto momentanea. La lista definitiva sarà stilata dopo un confronto con l'industria.

D. Fatta la lista della spesa, dove andrà la Commissione Ue?

R. Stiamo lavorando per rafforzare i nostri rapporti economici e politici con alcuni paesi terzi, in particolare con l'Africa. Presto, a Tripoli, ci sarà un vertice tra Unione europea e Unione africana. Con la commissaria africana all'industria abbiamo trovato un accordo su tre punti. Attueremo una valutazione contemporanea delle nostre necessità e delle loro potenzialità in termini di fornitura di materie prime. Faremo una contestuale valutazione tecnica di tipo geologico sulle potenzialità offerte dal sottosuolo africano per soddisfare le esigenze europee. E, infine, sigleremo un'intesa perchè le grandi reti infrastrutturali che il continente africano dovrà costruire con l'aiuto dell'Europa siano localizzate in modo tale da consentire lo sfruttamento e il trasporto dei prodotti minerari africani.

D. E sul fronte normativo?

R. Anche qui ci muoviamo su tre fronti. Primo, dobbiamo facilitare l'accesso alle materie prime sui mercati mondiali, attraverso una rimozione delle distorsioni nelle condizioni d'accesso. Ciò presuppone un'azione di contrasto verso le restrizioni all'export, come quelle imposte dalla Cina. Secondo: dobbiamo lavorare per un approvvigionamento sostenibile di materie prime provenienti dall'Ue. Occorre un'interpretazione ragionevole delle linee guida dettate dalla direttiva europea «Natura 2000». Terzo: va ridotto il consumo di materie prime in Europa, attraverso il riciclaggio, il ricorso a prodotti di sostituzione e un maggior uso di materiali rinnovabili.

D. Sembra quasi che l'Europa si voglia dare una politica industriale...

R. Esatto; con la crisi l'Ue ha cambiato politica. Non si concentra solo su finanza e servizi, ma ha come obiettivo primario l'industria e le imprese. L'industria alimentare è strategica in tal senso, visto che il comparto è uno dei settori principali in Europa. Con 310 mila imprese, in gran parte pmi, 4,4 mln di persone occupate e oltre il 2% del valore aggiunto del pil dell'Unione. Io, da commissario europeo all'industria, sono anche il referente per l'agroindustria. E anche per il turismo. Sono competenze che intendo esercitare, favorendo l'unione tra i due comparti. Perchè l'alimentare diventi un veicolo per attrarre nuovi turisti

D. A proposito di agroindustria, cosa pensa degli ogm?

R. La Commissione europea ha fatto una scelta coraggiosa dando via libera alla patata Amflora. Poi ha deciso di lasciare libertà di scelta a ogni stato europeo. Credo, però, che sul transgenico debbano essere fatti investimenti.

D. Prossimo passo?

R. Negli ultimi due anni, 27 membri di un gruppo di alto livello hanno individuato nuovi strumenti per migliorare la competitività dell'industria agroalimentare europea. Il loro lavoro è culminato in 30 raccomandazioni alle istituzioni europee, ai politici nazionali e ai rappresentanti del privato. Fondamentali trasparenza dei prezzi lungo tutta la catena, relazioni contrattuali tra operatori, innovazione e accesso alla finanza e ai mercati. In autunno la commissione Ue riunirà il Forum sull'efficacia della catena alimentare. Sarà la sede per discutere delle iniziative avanzate dal gruppo di alto livello. L'Italia, al forum, sarà rappresentata da Barilla e Ferrero, da pmi come Rigoni e Brazzale protagoniste per capacità di internazionalizzarsi. E da Assica, per il settore carni.

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