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La stretta sui paesi black list ingessa i professionisti

del 26/06/2010
di: Pamela Pennesi e Giuseppe Ripa
La stretta sui paesi black list ingessa i professionisti
Commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, intermediari finanziari, ecc. subiranno forti limitazioni operative, anche da subito, in attesa che il ministro dell'economia e delle finanze, con un proprio decreto, faccia conoscere la lista dei paesi non adeguatamente collaborativi, tra l'altro, nello scambio di informazioni in genere e in materia fiscale in specie.

È questa la riflessione che viene spontanea dopo la lettura dell'art. 36 del dl n. 78 del 2010 afferente le disposizioni antifrode.

Non ritenendo sufficiente o, come si precisa nel comma 1 dell'art. 12 del dl n. 78 del 2009 convertito, con modificazioni, nella legge n. 102 dello stesso anno, in presenza di un «insoddisfacente livello di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni», si cerca di rivolgersi a soggetti professionali al fine di stroncare sul nascere alcune attività sospette. In buona sostanza, nel momento in cui il ministro predispone la lista dei paesi non collaborativi, una buona parte di queste attività debbono bloccarsi. Non è dunque necessario preoccuparsi se il paese estero offre o meno un adeguato scambio di informazioni o aderisca a protocolli di intesa vari rendendosi disponibile a fornire le informazioni che gli dovessero pervenire da parte dell'autorità competente dell'altro Stato richiedente. No, basta che ci sia quella lista «nerissima» per raggiungere un risultato immediato: nessuna operazione tra quelle specificate, potrà avvenire con quel paese. Punto.

Che cosa è successo dunque ? Esistono a oggi due liste nere: quella del 1999 interessante le persone fisiche e quella del 2001 riguardante le società. Sennonché, con l'avvento dell'art. 168-bis del Tuir tutto dovrà cambiare Non più liste nere ma solo bianche. Che ne saranno due. Una conterrà quei paesi virtuosi che consentono un adeguato scambio di informazioni ai fini di alcune disposizioni normative. L'altra interesserà invece quei paesi ritenuti meritevoli in quanto, oltre a fornire un adeguato scambio di informazioni, hanno pure un livello di tassazione non inferiore sensibilmente a quello applicato in Italia. Anche qui ci si riferisce ad alcuni assetti operativi tra i quali merita di essere menzionata la disposizione afferente alle società controllate e collegate estere. Tutto dunque sembrava essersi chiarito: via le due liste nere e ingresso solo di quelle bianche. Ovviamente chi resta escluso da questo club è da considerarsi implicitamente non virtuoso.

Con l'art. 36 del dl n. 78 del 2010 in vigore dal 31 maggio, qualcosa di importante viene fatto. Ci si inserisce in un contesto apparentemente estraneo alla fiscalità internazionale in senso stretto; ciò in quanto si interviene nel corpo del decreto legislativo n. 231 del 207 in materia di norme antiriciclaggio. E precisamente sugli obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela di cui all'art. 28 del decreto del 2007. Con il nuovo comma 7-bis si prevede dunque la individuazione di una lista di paesi in ragione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo «ovvero della mancanza di un adeguato scambio di informazioni anche in materia fiscale».

Sarà il ministro dell'economia che, con proprio decreto, misurerà il grado di collaborazione amministrativa prestata dai singoli paesi e valuterà autonomamente se collocarli o meno in questa nuova lista nerissima.

Certo, la libertà di manovra a questo punto potrebbe diventare molto ampia. Non foss'altro perché il concetto di «adeguato» scambio di informazioni non è stato mai normativamente specificato. Per ritenere quando esso sia da ritenersi tale occorre in verità rifarsi alla sentenza della Corte di giustizia Ue del 18 dicembre 2007 C/101/05- Skatteverket nella quale, al punto 54, si ha cura di indicare come la cooperazione possa dirsi «adeguata» solo allorquando essa serva a garantire l'efficacia dei controlli.

Detto questo dunque in esito alla possibile «elasticità» della nuova lista, rimane da vedere quali obblighi ad essa sono riconducibili per i professionisti in genere. Il nuovo comma 7-ter dell'art. 28 del decreto n. 231 del 2007 siccome introdotto dall'art. 36 del dl n. 78 del 2010, non va tanto per il sottile. Si dice che i professionisti (commercialisti, avvocati, notai, consulenti del lavoro o tributari, intermediari ecc.) debbono astenersi, sia dall'instaurare un rapporto continuativo, sia da eseguire prestazioni le quali, se iniziate, sono tenuti a interrompere nel momento in cui ci sono di mezzo, direttamente o indirettamente, società fiduciarie, trust, società anonime controllate attraverso azioni al portatore se tali soggetti hanno sede in quei paesi siccome inclusi nella lista. Ma non basta. Tali inibizioni professionali di astensione e interruzione consulenziale si potrebbero estendere anche nei confronti di «ulteriori entità giuridiche altrimenti denominate aventi sede in quei medesimi paesi di cui però non è possibile identificare il titolare e verificarne l'identità».

È chiaro, stando alla formulazione della disposizione di specie e alle espressioni ivi usate (ci si riferisce per esempio alla indicazione della sede tout-court e non alla residenza fiscale lasciando ampi margini interpretavi), come la libertà di azione del ministro sia abbastanza ampia. Non basta dunque stipulare accordi a strascico (minimo 12) o aderire a sofisticati modelli Tiea (Tax information exchange agreement) ovvero guardare con favore al protocollo adottato il 31 marzo 2010 dall'Ocse. Sarà sufficiente che il ministro ritenga non soddisfacente il grado di collaborazione è si va dietro la lavagna nerissima siccome disegnata dall'art. 36 del dl n. 78 del 2010. E una volta fatta questa individuazione scatta immediata la ingessatura operativa nei confronti dei professionisti i quali si troveranno costretti, pena l'applicazione di specifiche sanzioni, a una verifica della clientela più stringente, a una registrazione più accurata del solito e a segnalare una operazione sospetta avendo maggior fiuto rispetto a oggi.

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