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Via alle specializzazioni forensi

del 26/06/2010
di: di Giovanni Galli
Via alle specializzazioni forensi
Via alle specializzazioni forensi. Il Consiglio nazionale forense ha approvato ieri la bozza del regolamento sulle specializzazioni forensi, che ora verrà inviato gli Ordini e alle Associazioni per le osservazioni ai fini della predisposizione del testo definitivo, atteso il ritardo con il quale il parlamento sta affrontando la riforma della professione, ferma al senato. Ecco i punti qualificanti della disciplina, illustrati da un comunicato del Cnf: il diploma di specializzazione potrà essere conseguito dall'avvocato iscritto da almeno quattro anni all'albo, che abbia frequentato scuole o corsi di alta formazione per almeno due anni (200 ore di formazione) e che abbia sostenuto un esame (scritto e orale) presso il Cnf, unico ente titolato a rilasciare il diploma di specialista. Le scuole e i corsi di alta formazione potranno essere organizzati dalle associazioni forensi o altri soggetti ma dovranno essere riconosciuti dal Cnf, che vigilerà sulla qualità del programma, ed iscritti in un apposito registro. In sede di prima applicazione sono inserite di diritto nel registro le associazioni specialistiche riconosciute come maggiormente rappresentative in seno al Congresso nazionale forense. L'esame consisterà in una prova scritta, e due prove orali, di cui una per dimostrare il possesso di una esperienza pregressa nella materia, superiore alla media. Queste le macro aree del diritto in cui ci si potrà specializzare: diritto civile, diritto commerciale, diritto industriale, di famiglia/persone/minori, lavoro, amministrativo, navigazione, penale, internazionale e comunitario. Si è scelta la strada delle macro-aree (così come in Germania), spiegano dal Cnf, come opportuno contemperamento tra il «vantaggio competitivo» offerto dalla specializzazione e «la limitazione» che comunque potrebbe derivarne. Ogni avvocato specialista dovrà curare il proprio aggiornamento professionale, conseguendo nel triennio almeno 60 crediti formativi specialistici. L'abuso del titolo costituisce illecito disciplinare.

Riforma

Il presidente del Cnf Guido Alpa, intervenuto in mattinata a Roma alla riunione dell'avvocatura promossa dall'Oua, ha richiamato gli avvocati a non abbassare la guardia e a sollecitare fermamente le camere ad approvare la riforma. «Ci hanno riferito che il presidente della commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli, intervenuto ad un convegno in Abruzzo, ha auspicato l'approvazione entro luglio al senato. Ulteriori ritardi non sarebbero giustificabili: l'avvocatura ormai attende da troppo tempo».

Mediazione

Sull'altro fronte caldo, quello della mediazione Alpa ha ribadito la posizione del Cnf già riportata nella circolare 18-C-2010 di martedì scorso. In quel documento il Cnf ha rilevato tutti gli aspetti critici della normativa, che possono inficiare l'efficacia e il successo della riforma suggerendo di raccogliere firme per la presentazione di un progetto di legge di modifica. Tra questi, l'obbligatorietà, il rinvio dell'attuazione della legge, la sola sanzione disciplinare per omessa informativa al cliente. Non solo. Il Cnf ha indicato agli Ordini, in attesa della riforma, che potranno costituire gli organismi di conciliazione, le opzioni che è possibile inserire nel regolamento di conciliazione per garantire un servizio efficace e qualificato al cittadino: la presenza della difesa tecnica, il mediatore-avvocato, la scelta dei tempi e delle materie in cui offrire la conciliazione. «Ci sono diverse ragioni per cui l'avvocatura non deve dirsi contraria alla mediazione in sé ma se ne deve appropriare chiedendo e battendosi perché sia corretta, a favore dei cittadini. Perché la tutela dei diritti dei cittadini è una nostra missione», ha spiegato ieri Alpa agli avvocati riuniti a Roma. Per il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla «l'avvocatura italiana ha espresso una posizione netta sulla media conciliazione, pur non dichiarandosi contraria al nuovo istituto introdotto dal decreto legislativo, chiede l'immediata modifica di 5 punti del provvedimento e a tal fine è stato elaborato un articolato con i cambiamenti da apportare al testo.

Questi i punti qualificanti: presenza necessaria dell'avvocato (ora non prevista), eliminazione dell'obbligatorietà della conciliazione, modifica del meccanismo dell'informativa e dell'annullabilità del mandato, proposta di conciliazione solo su richiesta delle parti, criteri chiari sulla competenza territoriale. Gli avvocati attendono un riscontro dal ministro Angelino Alfano». ha concluso de Tilla, «ma nel frattempo non resteranno con le mani in mano: nei prossimi mesi organizzeremo forti azioni di protesta».

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