Consulenza o Preventivo Gratuito

Da gestori delle buste paga a figura chiave nell'impresa

del 25/06/2010
di: Gabriele Ventura
Da gestori delle buste paga a figura chiave nell'impresa
Dalle buste paga a figura chiave del rapporto tra aziende e lavoratori e stato. È l'evoluzione degli ultimi anni della professione di consulente del lavoro diventata, anche a causa della crisi, fondamentale per la gestione di circa un milione di piccole e medie imprese e 8 milioni di dipendenti. Per questo, stando ai numeri del consiglio nazionale, dal 2005 a oggi, gli iscritti all'Albo sono aumentati del 35%, da 20.331 a 27.400. Per un volume d'affari Iva pari a 87.547 euro e un reddito pro capite che arriva quasi a 48.433 euro l'anno. Una crescita dovuta anche alle nuove competenze acquisite dai consulenti del lavoro: da ultimo il ruolo di «interlocutori privilegiati» con gli enti previdenziali e il ministro del lavoro nella trasmissione della documentazione lavoristica e previdenziale, stabilito proprio dal Welfare con la nota protocollo n. 7857/2010. Poi, tramite la Fondazione lavoro, Agenzia per il lavoro attiva sul mercato della ricerca e selezione e dell'intermediazione con un network di oltre 1300 professionisti, la possibilità di organizzare tirocini formativi e di svolgere la funzione di intermediazione e collocazione della forza lavoro. Più in generale, oggi il consulente è un professionista che si ritrova quotidianamente al centro delle richieste di chiarimenti dei lavoratori, inoltrando poi i quesiti ai datori di lavoro. E quando sorge il contenzioso è la prima figura a intercettarlo, attivandosi poi nella direzione di una composizione della lite. Una competenza scritta nero su bianco dal «collegato lavoro», in fase di approvazione e che ha assegnato, tra l'altro, anche ai consigli provinciali dei consulenti del lavoro la possibilità di costituire organismi di conciliazione e arbitrato. Insomma, con l'evoluzione della professione è aumentato anche il suo appeal nei confronti dei giovani. Stando ai numeri del consiglio nazionale, infatti, in media il consulente del lavoro ha poco meno di quarant'anni. Un dato dovuto all'alta affluenza da parte degli under 30, attirati da una materia, quella del lavoro, diventata ormai di moda e al centro della politica e dei dibattiti. Questo dà la possibilità ai giovani di vedere una vera e propria occupazione con un lavoro di prospettiva. Che non riguarda, appunto, solo le buste paga ma attività che vanno dalla sicurezza ai contenziosi tributari, civili, amministrativi, alla mediazione commerciale e così via. In parallelo all'evoluzione delle relazioni industriali. In più, sempre secondo il consiglio nazionale, il giovane che sceglie il percorso di studi per diventare consulente del lavoro non ha possibilità di non trovare lavoro. Considerando gli 8 milioni di rapporti di lavoro gestiti, la professione dà la possibilità di mettersi sul mercato e acquisire clientela, motivo per cui la disoccupazione è pari a zero.

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