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Libera circolazione delle sentenze

del 25/06/2010
di: di Antonio Ciccia
Libera circolazione delle sentenze
Libera circolazione delle sentenze penali e dei condannati in Europa. Ed esecuzione delle condanne a casa propria. L'armonizzazione dell'ordinamento nel Vecchio continente riguarda anche l'esecuzione delle decisioni dei giudici penali e l'esecuzione delle pronunce di condanna.

Il consiglio dei ministri ha approvato ieri uno schema di decreto legislativo per l'attuazione della decisione quadro 2008/99/Gai relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento, nell'ambito dei paesi dell'Unione europea, delle sentenze penali che irrogano pene detentive o altre misure privative della libertà personale. Il provvedimento rende più snella la procedura di trasferimento delle persone condannate da uno stato europeo all'altro e consente, da una parte, di ridurre il numero dei cittadini dell'Unione detenuti presso le carceri italiane e, dall'altra, di favorire il reinserimento sociale delle persone condannate nello stato di cittadinanza. Il provvedimento verrà trasmesso alle commissioni parlamentari per i pareri.

Vediamo in sintesi cosa prevede l'articolato.

Il decreto disciplina le cosiddette trasmissioni all'estero e dall'estero. Nel primo caso si tratta della la procedura con cui una sentenza di condanna pronunciata in Italia è trasmessa a un altro stato dell'Unione europea per il suo riconoscimento e la sua esecuzione nell'altro stato. Per «trasmissione dall'estero» si intende la procedura con cui è trasmessa in Italia, ai fini del suo riconoscimento e della sua esecuzione, una sentenza di condanna emessa in un altro stato membro dell'Unione europea.

Il principio è l'applicazione della sentenza penale emessa da un paese comunitario nel paese di cittadinanza del condannato, così da favorire il reinserimento sociale.

Questo vale per tutte i due i tipi di trasferimento.

Così un cittadino italiano condannato all'estero, per reati previsti dalla legge penale del diverso paese europeo, è trasferito in Italia per l'esecuzione della condanna in Italia.

Il trasferimento del cittadino italiano per l'esecuzione della pena in Italia è subordinato alla circostanza che il fatto commesso sia previsto come reato anche dalla legge nazionale, indipendentemente dagli elementi costitutivi o dalla denominazione del reato (condizione della doppia punibilità o doppia incriminazione).

È ragionevole, infatti, che lo stato italiano tenga incarcerato chi ha commesso un fatto previsto come reato non solo dalla legge del paese in cui lo ha commesso, ma anche previsto come reato dalla legge italiana.

La condizione della doppia punibilità non è assoluta e subisce una ampia eccezione se il reato per il quale è chiesta la trasmissione è punito nello stato di emissione con una pena detentiva o una misura privativa della libertà personale della durata massima non inferiore a tre anni, sola o congiunta alla pena pecuniaria, e si riferisce a una delle fattispecie per cui l'articolo 8, comma 1, della legge 69/2005 (arresto europeo) prevede il riconoscimento automatico: per esempio associazione a delinquere, reati di prostituzione, in materia di droga o esplosivi, ecc.

La legge adotta, peraltro, una serie di garanzie per il condannato da trasferire in Italia.

La principale garanzia è rappresentata dal fatto che quando è pronunciata sentenza di riconoscimento, la pena è eseguita secondo la legge italiana. Quindi si applicano le disposizioni in materia di amnistia, indulto e grazia. Ovviamente si decurta la pena espiata nello stato di emissione se la persona condannata non si trova nel territorio italiano, il ministero della giustizia si accorda con l'autorità dello stato di emissione per il trasferimento.

Prima del trasferimento, il ministero della giustizia informa lo stato di emissione che ne abbia fatto richiesta delle disposizioni applicabili alla persona condannata in materia di liberazione anticipata, liberazione condizionale e indulto.

Inoltre, di regola, vale il cosiddetto principio di specialità: non può essere sottoposto a un procedimento penale, né privata della libertà personale in esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza, né altrimenti assoggettata ad altra misura privativa della libertà personale, per un reato commesso anteriormente al trasferimento, diverso da quello per cui la stessa è stata trasferita.

Ovviamente quando lo stato di emissione adotta una decisione per la quale la pena o la misura di sicurezza applicate cessano di essere esecutive, l'autorità giudiziaria italiana fa terminare l'esecuzione della pena o della misura di sicurezza in Italia, non appena informata.

In Italia non si può, però, arrivare a una revisione del processo, in quanto ciò è riservato esclusivamente all'autorità dello stato di emissione.

Il decreto prevede una lunga vacatio legis: si applicherà ai provvedimenti di trasmissione all'estero emessi a decorrere dal 5 dicembre 2011 e alle richieste di trasmissione dall'estero pervenute a decorrere dalla stessa data.

Per le sentenze di condanna emesse prima del termine di cinque anni dal 5 dicembre 2011, la trasmissione verso la Polonia è condizionata al consenso della persona condannata.

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