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Conciliazione avanti tutta

del 18/06/2010
di: La Redazione
Conciliazione avanti tutta
Anche il presidente nazionale dell'Ancl - Sindacato Unitario, Francesco Longobardi, ha partecipato al convegno «Dallo statuto dei lavoratori al collegato lavoro» tenutosi a Firenze lo scorso venerdì 11 giugno presso Palazzo Ximenes. Longobardi ha introdotto la seconda tavola rotonda in programma dal titolo «I Consulenti del lavoro: favorevoli al tentativo di conciliazione ed arbitrato nelle controversie di lavoro».

«Il titolo del convegno deve portarci a riflettere profondamente su quanti cambiamenti ed innovazioni si sono succedute nel tempo nel mercato del lavoro e nella società», ha introdotto Longobardi. «Cambiamenti che in particolare i consulenti del lavoro hanno vissuto quotidianamente e dei quali si sono resi interpreti nel trasferire  ogni mutamento a datori di lavoro e lavoratori. Il sindacato dei Consulenti del lavoro che qui rappresento è attento osservatore dei cambiamenti e delle innovazioni legislative: proprio in funzione dell'importanza della materia che si va a trattare ovvero il lavoro per i riflessi conseguenti sulla serenità sociale».

Il presidente nazionale Ancl è poi intervenuto sul tema specifico del collegato lavoro: «Auspico che la riproposta riforma dello statuto dei lavoratori – che viene ventilata in questo particolare momento non favorevole all'incremento e alla stabilità dell'occupazione – possa contribuire all'ammodernamento del mercato del lavoro e a una nuova stagione di regole, di diritti e di doveri. Proprio sul collegato lavoro, credo che in origine bisogna porsi una domanda comune: qual è l'obiettivo? Se l'unico obiettivo è privilegiare i datori di lavoro o privilegiare unicamente i lavoratori, ritengo che non potrà arrivarsi ad alcun testo equo, condiviso e socialmente sostenibile. Se invece ci si pone l'obiettivo del bilanciamento degli interessi dei destinatari della normativa, si mostra evidentemente la concreta volontà di innovare a vantaggio complessivo dell'economia».

Longobardi ha anche chiarito, così come da tema della tavola rotonda, la posizione del consulente del lavoro in ordine alla disciplina della conciliazione: «C'è un interesse professionale all'incremento e alla semplificazione delle procedure conciliative? Se riflettiamo bene e leggendo la normativa, personalmente rispondo di sì. Un grande interesse. Per un semplice motivo: in assenza ancora oggi di una organica riforma del processo del lavoro che consenta al Consulente del lavoro di entrare di diritto nel rito del lavoro allora è evidente che il Consulente stesso deve cavalcare con forza ogni possibilità che gli viene offerta in ambito extra giudiziale, facendo di tali opportunità il motivo di sviluppo delle competenze professionali».

Il presidente Ancl ha poi ribadito con forza il nuovo ruolo che dovrebbe assumere il consulente, ovvero una posizione di terzietà: «Dobbiamo svestirci di quella etichetta di professionisti asserviti al solo datore di lavoro per assumere la funzione di professionisti al servizio del lavoro. Il consulente del lavoro deve cioè essere considerato un portatore sano del diritto del lavoro, ovvero soggetto terzo al rapporto di lavoro. Solo in quest'ottica di professionista imparziale, di conoscitore ed applicatore delle regole, potremo conquistare la fiducia del sistema giustizia e acquisire un ruolo da protagonista anche nel processo del lavoro e nelle sue fasi stragiudiziali».

Il presidente nazionale Ancl ha poi tratteggiato alcune riflessioni circa l'obbligatorietà del tentativo di conciliazione e sull'arbitrato, il tutto rivisitato nell'ottica della terzietà richiamata dallo stesso Longobardi circa il «nuovo» ruolo del consulente del lavoro. «Se effettivamente si intende promuovere l'arbitrato quale mezzo risolutivo delle controversie di lavoro - ha detto il presidente del sindacato dei consulenti del lavoro - l'Ancl propone lo stesso sistema che ha funzionato in altre occasioni legislative: ovvero l'introduzione di un sistema premiale alle parti che intendono ricorrere all'arbitrato, magari con una attenuata fiscalità per le parti stesse che ricorrono e concludono positivamente la mediazione. L'arbitrato sarebbe così addirittura di maggior interesse anche per il lavoratore».

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