La manovra, in particolare, presenta tre gravi errori di impostazione:
1. Non tocca i veri sprechi del sistema pubblico, rappresentati principalmente dal costo esagerato di un sistema istituzionale, divenuto un vero e proprio canale di finanziamento per coloro che a tutti i livelli svolgono attività politica, e che andrebbe ridimensionato nella struttura e nei costi.
2. Non introduce modifiche del quadro generale delle entrate e delle uscite in grado di porsi come fattori strutturali di riequilibro del bilancio pubblico.
3. Non propone un sistema di sacrifici che sia commisurato ai redditi (richiedendo un contributo di solidarietà ai redditi alti in favore dei redditi bassi), ma, in base a una ratio discutibile, si concentra solo sui dipendenti pubblici, prescindendo da una concreta valutazione della condizione economica degli stessi.
Preannunciando che sarà cura delle scriventi organizzazioni sindacali far pervenire al parlamento e alle forze politiche un documento contenente il quadro completo delle proposte di correzione alle disposizioni introdotte dal decreto legge 78 del 31/05/2010, in relazione ai punti di criticità sopra indicati, si vuole, tuttavia, offrire sin da ora una serie di suggerimenti correttivi da riportare direttamente al governo volendosi in questo modo indicare la più macroscopiche carenze del provvedimento.
A tal proposito si anticipano le seguenti Proposte:
1. Abolizione delle comunità montane e ridimensionamento delle province (trasformazione del consiglio provinciale in un consiglio dei sindaci dei comuni della provincia stessa, abolizione di ogni forma di emolumento per coloro che assumono incarichi in sede provinciale e la limitazione per legge del numero massimo di assessorati a non più di 4. Per entrambe queste tipologie di Enti è stato rilevato, ormai da anni, l'enorme sbilanciamento nel rapporto costi/benefici. Riduzione del 20% di tutti gli emolumenti a qualunque titolo percepiti da coloro che rivestono cariche elettive (ministri e sottosegretari, parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali ecc.), nell'anno 2010, con effetto immediato dal 2011 e ferme restando le altre misure già previste nel decreto. Eliminazione di ogni tipo di rimborso forfettario accordato senza documentazione giustificativa.
Riduzione del finanziamento pubblico ai partiti del 50% (e non del 10% come attualmente previsto) immediatamente in vigore e non dalla prossima legislatura;
Riduzione del 50% del parco complessivo delle «auto blu».
2. Riduzione delle spese di funzionamento degli organi di rilevanza costituzionale del 20%; Reintroduzione dell'Ici su ville e appartamenti di lusso.
Introduzione di una tassa sulle imbarcazioni (escluse quelle per la pesca e per il trasporto pubblico o privato di passeggeri).
Prelievo aggiuntivo sui capitali rientrati a seguito dello «scudo fiscale»;
Revisione dei canoni accordati alle società private di riscossione di introiti da tassazione e/o del recupero credito derivante da tassazione.
Revisione dei canoni di concessione su strade, autostrade, trafori e beni demaniali.
Aumento delle aliquote fiscali sulle rendite finanziarie.
Cedolare secca del 20% sugli affitti di immobili. Previsione di un serio piano di lotta all'evasione fiscale, con l'introduzione di un redditometro a riscossione immediata e la reintroduzione di tutte le norme sulla tracciabilità abrogate.
Vendita all'asta delle frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre.
3. Rimozione del blocco dei contratti pubblici e sostituzione dello stesso con un blocco delle retribuzioni del pubblico impiego superiori agli 80 mila euro annui.
Eliminazione di ogni forma di automatismo nella rivalutazione delle retribuzioni nel pubblico impiego. Eliminazione delle norme che riducono la spesa per i contratti a tempo determinato.
Introduzione di un contributo fiscale di solidarietà su tutti i redditi da lavoro autonomo o dipendente superiori agli 80 mila euro annui. Queste misure servono a evitare che siano solo i precari e i lavoratori del pubblico impiego, soprattutto quelli delle qualifiche funzionali che godono di stipendi spesso di poco superiori ai mille euro mensili, a pagare un salatissimo costo (circa 3 mila euro lordi nel triennio 2010-2012).
