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Una sentenza indesiderata, che non ferma il sindacato

del 17/06/2010
di: a cura della commissione Auto Sna
Una sentenza indesiderata, che non ferma il sindacato
I punti conclusivi di una recente sentenza (11142 del 7 maggio 2010) della Corte di cassazione – Sezione Lavoro stabilisce che «… il premio dovuto dall'assicurato all'assicuratore (art. 1882 cod. civ.) è la somma intascata dal secondo, e diretta, insieme a quelle versate dagli altri assicurati, a coprire il rischio proprio della causa negoziale, onde non può comprendere somme che l'assicuratore è obbligato a versare ad altri soggetti, tra le quali i contributi dovuti ad enti pubblici.

Integra, pertanto, errore di diritto, l'aver incluso nella nozione giuridica di detto premio somme di denaro, quali i contributi obbligatori dovuti al Servizio sanitario nazionale e al Fondo di garanzia per le vittime della strada, non costituenti corrispettivo del contratto di assicurazione e per di più destinate a soggetti diversi dall'assicuratore.

Deve, quindi, affermarsi l'illegittimità della interpretazione dell'Accordo nazionale agenti proposta dalla sentenza impugnata non potendo rientrare nella nozione giuridica di “premio assicurativo”, cui le parti contraenti si sono espressamente riferite, somme di denaro non remunerative del rischio assicurato, quali i predetti contributi …».

Ne prendiamo atto, pur ritenendo errato il convincimento espresso dai giudici di Piazza Cavour.

Riteniamo utile ripercorrere la genesi storica dei contributi al Ssn e al Fgvs, attraverso una veloce analisi dei provvedimenti legislativi, regolamentari e amministrativi, che si sono succeduti nel tempo. Ciò per verificare se e in che cosa ci eravamo sbagliati o – in alternativa – per rafforzare il nostro originario convincimento.

Fin dalla emanazione della legge 24 dicembre 1969 n. 990, i risarcimenti a pubblici ospedali o ad altri enti, per le spese sostenute nell'assistenza ai danneggiati negli incidenti stradali, furono inseriti nel capo III all'art. 28, non a caso titolato: «Del risarcimento del danno».

Nel successivo regolamento di esecuzione /dpr 24 novembre 1970 n. 973, art. 72) si stabiliva che gli enti gestori dell'assicurazione sociale potevano stipulare, con gli assicuratori, apposite convenzioni per il rimborso delle spese da essi sostenute per prestazioni erogate ai danneggiati, e prevedere criteri per la determinazione, anche in via forfetaria, delle somme da rimborsare.

Con l'art. 8, legge 7 agosto 1982, n. 526 viene introdotto il «contributo» il quale, come la norma ripeteva, «è sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli Enti che erogano prestazioni facenti capo al Ssn». Tale legge sancisce che le imprese di assicurazione sono tenute a versare annualmente un contributo, da determinarsi in una percentuale del premio incassato per ciascun contratto relativo alle predette assicurazioni Rc auto, che tenga conto dei costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale per l'assistenza fruita dagli aventi diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione dei veicoli. Ai fini della formazione delle tariffe il contributo non fa parte integrante della componente caricamenti.

Anche la Corte costituzionale, con ordinanza del 18 febbraio 1988 n. 200, definisce il contributo come «uno dei costi tecnici dei sinistri oggetto dell'assicurazione, con finalità di snellimento rispetto alle procedure di rivalsa… non è pertanto una prestazione patrimoniale aggiuntiva imposta all'assicurato, bensì una mera componente tariffaria determinata annualmente sulla base dei costi sostenuti a tale titolo dal Ssn».

La legge n. 38 del 28 febbraio 1990 toglie ogni dubbio ribadendo che «il contributo è incluso dall'assicuratore nel premio di polizza».

Da questa analisi non possiamo fare a meno di ribadire che a nostro parere il «Contributo» pagato dalle compagnie al Ssn ha la sua radice nella responsabilità. Ed è una radice che non si può recidere, nonostante tutti i tentativi argomentativi che sono stati fatti per identificarlo - sulla base di elementi esteriori, quali cogenza, riscossione coattiva ecc. - come un'imposta o una tassa.

Non trovando alcun riscontro logico tra quanto contenuto nei provvedimenti presi in esame e le conclusioni a cui è giunta la Sezione Lavoro della Suprema corte, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti di tale epilogo.

Anzi. Siamo convinti che sia oltremodo necessario insistere nella ricerca dell'affermazione di un diritto degli agenti. Non è il trascorrere del tempo che spaventa la categoria.

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