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Doccia fredda sulla Rc auto

del 17/06/2010
di: di Alessandra Schofield
Doccia fredda sulla Rc auto
Lo scorso 8 giugno l'Isvap ha presentato, a Roma, la consueta Relazione annuale sulle attività svolte nel 2009.

Abbiamo notato con soddisfazione che in numerosi passaggi del documento risuona l'eco delle posizioni sostenute dagli agenti (seppure mai direttamente citati dal presidente Giannini).

Gli agenti assicurativi, denunciando l'aumento incontrollato delle tariffe Rc auto, avevano per primi stabilito la correlazione esistente tra questo ed elementi quali la cattiva gestione dei processi liquidativi, l'abbandono delle aree meridionali e l'incremento delle frodi. Una sorta di ouroboros, ove il serpente che si morde la coda non rappresenta il percorso virtuoso dell'eterna rinascita, ma un circolo vizioso di cause ed effetti che ormai si nutrono a vicenda senza apparente soluzione di continuità.

Il costante calo del presidio del territorio – derivante dalla riduzione non solo dei centri liquidativi, ma anche dalla riorganizzazione delle reti distributive (ma questo punto non viene mai affrontato dal presidente Giannini) – crea l'humus ideale per l'aumento delle frodi assicurative e determina l'ovvio e progressivo peggioramento della gestione sinistri; ciò, unito all'assente competitività di un settore bloccato dai cinque brand dominanti, provoca l'aumento sconsiderato dei prezzi che, a sua volta, incentiva la sottrazione degli automobilisti all'obbligo di sottoscrivere le polizze auto.

L'Isvap bacchetta la maggior parte delle compagnie soprattutto per avere disinvestito dai processi liquidativi anziché investire in essi e ipotizza che dietro l'innalzamento esasperato dei prezzi Rc auto possa forse ravvisarsi l'elusione dell'obbligo a contrarre, soprattutto nelle aree critiche del Paese.

E come non riconoscere quanto portato alla luce dagli agenti sul progressivo impoverimento dei contratti Rc auto nell'ammonimento fatto dall'Istituto: «Gli individui e le famiglie hanno bisogno di essere orientati nell'acquisto di prodotti che coprano innanzitutto i rischi essenziali ad un costo accessibile lasciando le coperture assicurative più complesse a coloro che hanno esigenze più specifiche»?

Ma allora, perché in un altro passaggio della relazione il presidente Giannini individua nella concorrenza tra canali distributivi l'elemento chiave della concorrenzialità del settore?

Se l'Isvap sottolinea la necessità di una consulenza che orienti i consumatori, non sarebbe il logico passaggio successivo affermare che gli agenti – veri consulenti, la cui professionalità è certificata dall'Istituto stesso – debbano poter utilizzare tutti gli strumenti disponibili sul mercato per offrire al cliente un servizio a tutto tondo? In altre parole, apparirebbe coerente con lo spirito espresso nell'ultima relazione la vigilanza dell'Istituto sulla piena applicazione della legge 40/07 in tema di plurimandato, nell'interesse innanzitutto dei consumatori.

Non è credibile infatti ipotizzare che un operatore di call center o un dipendente delle poste siano in grado di guidare il consumatore, focalizzandone l'attenzione sulla qualità del prodotto e non solo sul prezzo.

Speriamo che la Relazione Annuale 2011 contenga quel quid che ancora manca, quel passo in più verso il riconoscimento ufficiale degli agenti (sia pure definiti nelle Considerazioni «asse portante del sistema») non solo in quanto canale distributivo tra gli altri, ma quali interlocutori competenti e capaci di dare un sostanziale contributo alla crescita qualitativa del settore.

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