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C'è un piano per il lavoro

del 17/06/2010
di: di Simona D'Alessio
C'è un piano per il lavoro
È il rilancio dell'apprendistato la carta che Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ha giocato ieri nella prima riunione con gli assessori regionali del Lavoro, insediatisi dopo il voto del 28 e 29 marzo. Un progetto che prevede una corsia preferenziale nel passaggio dalla scuola al posto di lavoro, e che va fino all'università, collegando i dottorati di ricerca al sistema produttivo: è il «Piano di azione per l'occupabilità dei giovani attraverso l'integrazione tra apprendimento e lavoro», che porta la firma del responsabile del dicastero di via Veneto e della collega dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Per trovare un impiego si è scoperto che vale di più un diploma, piuttosto che una laurea. Pertanto, l'apprendistato andrà valorizzato «nella sua componente formativa». Ma nella Penisola rimane ancora al palo: lo scorso anno si è registrata una «drammatica» diminuzione dei contratti di apprendistato, con un passaggio dalle 645.986 unità nel 2008 alle 567.842 del 2009 (-12%). Sacconi ha spiegato come le uniche, vere fondamenta della strategia siano proprio le giovani generazioni, da cui bisogna partire «con le loro energie ed i loro talenti per costruire l'Italia del futuro». Nelle linee guida illustrate, si è evidenziato come nel nostro Paese la quasi totalità dei figli resta in famiglia fino a 24 anni: il 96,9% tra 18 e 19 anni, ma la percentuale continua ad essere alta anche fra i 25-29enni (59,2%), attestandosi al 28,9% tra chi ha fra i 30 e i 34 anni. Sono le categorie «maggiormente colpite dalla congiuntura economica negativa», quelle cioè che hanno bisogno di un avviamento professionale, poiché «hanno risentito della crisi molto più di quanto sia successo per i lavoratori più anziani». Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, già alla fine del 2009 aveva raggiunto il 25,4%, con uno scarto maggiore rispetto alla media europea. Il piano governativo ha trovato favorevoli gli assessori, soprattutto quelli delle regioni meridionali. Per Francescantonio Stillitani della Calabria «risolverebbe gran parte dei nostri problemi, però va rivisto rispetto al passato. Pensi – dice a ItaliaOggi – che su 100 giovani calabresi che hanno seguito un percorso formativo, si è scoperto che una percentuale davvero minima ha trovato un'occupazione nel settore per il quale aveva ricevuto un'istruzione professionale». Gli ha fatto eco Severino Nappi, che guida le politiche del Lavoro in Campania: «In mancanza di fondi, e noi al Sud non ne abbiamo certo molti, è utile mettere in campo anche la fantasia. Pertanto, l'apprendistato è una formula che consente al giovane di acquisire delle competenze e di conservare anche un legame duraturo con l'azienda, che può arrivare anche a cinque o sei anni. Ed essere propedeutico ad una stabilizzazione del rapporto lavorativo». Puntati i riflettori sul piano stilato con la Gelmini, Sacconi non ha affrontato nel merito la questione della formazione (il governo ha annunciato a dicembre un piano per potenziarla, con il diretto coinvolgimento delle Regioni, di cui ad oggi manca ancora il regolamento attuativo, ndr), ma ha cominciato a verificare con gli assessori lo stato dell'arte della legislazione anti-crisi, in particolare dell'uso della cassa integrazione in deroga.
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