Consulenza o Preventivo Gratuito

Il fisco-lumaca risarcisce i danni

del 17/06/2010
di: di Debora Alberici
Il fisco-lumaca risarcisce i danni
La Suprema corte apre ai risarcimenti dei contribuenti danneggiati dalle lungaggini dell'amministrazione finanziaria. Il cittadino che chiede i danni al fisco per ritardi nei rimborsi deve rivolgersi alla commissione tributaria provinciale, la quale è competente a valutare e liquidare ogni tipo di richiesta accessoria presentata dal contribuente. Lo hanno sancito le Sezioni unite civili della Cassazione che, con la sentenza n. 14499 di ieri, hanno dichiarato la giurisdizione della Ctp in una causa promossa da un avvocato che chiedeva il risarcimento del danno per i «ritardati rimborsi» dell'amministrazione finanziaria.

Il Collegio esteso ha motivato la decisione richiamando il principio generale secondo cui «in base al alla concentrazione della tutela, le Commissioni tributarie possono riconoscere al contribuente non soltanto il rimborso delle imposte indebitamente versate, ma pure gli accessori come gli interessi ovvero il maggior danno o l'importo eventualmente pagato per la prestazione di cauzioni non dovute».

Ma il terreno dei risarcimenti ai contribuenti danneggiati dall'amministrazione finanziaria non è completamente inesplorato dai giudici del Palazzaccio. Infatti, ci sono state altre decisioni con le quali sono stati riconosciuti danni ai cittadini (magari i danni da svalutazione monetaria sulle somme indebitamente versate e trattenute dal fisco). Quella che fece da «apripista» fu una sentenza depositata dalla Cassazione nel 2002, la n. 14274, che aveva devoluto alla cognizione della ctp il danno subito dal contribuente. In particolare in quell'occasione il Collegio affermò che «appartiene alla giurisdizione esclusiva delle commissioni tributarie non solo la cognizione dell'obbligazione principale e di quella concernente la corresponsione degli interessi, anche anatocistici, ma altresì la cognizione della domanda diretta ad ottenere il risarcimento del danno da svalutazione monetaria sulla somma indebitamente versata e trattenuta, atteso che tale giudice ha gli stessi poteri istruttori del giudice civile per l'accertamento e la valutazione del rapporto e considerata l'inesistenza, tra le norme che disciplinano la giurisdizione delle commissioni tributarie, di una disposizione analoga a quelle (art. 30, secondo comma, r.d. 26 giugno 1924, n. 1054; art. 7, terzo comma, l. 6 dicembre 1971, n. 1034) che, fino all'entrata in vigore dell'art. 35 dlgs 31 marzo 1998, n. 80 (successivamente riformato dall'art. 7 legge 21 luglio 2000, n. 205), riservavano, in caso di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, al giudice ordinario le questioni concernenti i cosiddetti diritti patrimoniali consequenziali». Dunque il comune denominatore fra tante richieste eterogenee di risarcimento del danno è che vanno presentate al giudice tributario anche se in passato gli approdi giurisprudenziali raggiunti da Piazza Cavour sono stati diversi. In particolare nel 1999 la Suprema corte a Sezioni unite depositò una sentenza che passò alla storia, la n. 722, che aveva affermato perentoriamente l'incompetenza delle commissione tributarie sul risarcimento del danno ingiusto. Ciò perché, spiegò in quell'occasione il Massimo consesso di Piazza Cavour, l'attuale art. 2 dlgs n. 546/92 contiene una formulazione più ampia rispetto al dpr n. 636/72, avendo ampliato la giurisdizione esclusiva del giudice tributario anche per le controversie concernenti le sovrimposte e le imposte addizionali, nonché le sanzioni amministrative e gli altri accessori. Ma la sola previsione degli «altri accessori» non è di per sé sufficiente a radicare la giurisdizione esclusiva del giudice tributario anche alle controversie sul risarcimento del danno per comportamento illecito dell'amministrazione finanziaria.

vota