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L'iscritto all'Aire domiciliato in Italia deve pagare l'Irpef

del 16/06/2010
di: La Redazione
L'iscritto all'Aire domiciliato in Italia deve pagare l'Irpef
Paga l'Irpef in Italia il cittadino che, pur essendo iscritto all'anagrafe dei residenti all'estero, ha il proprio domicilio in Italia e cioè «la sede principale dei suoi affari e delle relazioni personali».

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14434 del 15 giugno 2010, ha accolto il ricorso del fisco.

In particolare la sezione tributaria, che ha capovolto il verdetto emesso dalla ctr di Firenze, ha precisato come l'iscrizione all'Aire non sia un requisito necessario per sfuggire all'Irpef. E soprattutto ha sottolineato, facendo vacillare in modo ancora più concreto il sistema dei paradisi fiscali, che i requisiti per l'imposizione in Italia sono alternativi. Nel senso che è sufficiente avere il domicilio nel Belpaese per essere obbligati a versare nella casse dell'erario. Infatti, si legge in un passaggio chiave della sentenza, «i presupposti indicati nell'art. 2 del Tuir sono alternativi, con la conseguenza che la ctr illegittimamente ha ritenuto che l'iscrizione del soggetto all'Aire potesse essere elemento determinante per escluderne la residenza (fiscale) in Italia, dovendosi, invece, verificare se sussistessero le condizioni della terza ipotesi prevista dalla norma in questione: l'avere il soggetto avuto il proprio domicilio in Italia, inteso come sede principale degli affari e degli interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali». Al riguardo, va inoltre affermato che «il carattere soggettivo ed elettivo della scelta dell'interessato rileva principalmente quanto alla libertà dell'effettuazione della stessa (l'ordinamento deve riconoscere e garantire l'effettivo esercizio della libertà di stabilimento del centro principale dei propri interessi), ma, allorché si deve rilevare quale sia il risultato di quella scelta, la volontà individuale va contemperata con le esigenze di tutela dell'affidamento dei terzi».

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