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No alla class action

del 16/06/2010
di: Pagina a cura di Debora Alberici
No alla class action
La Cassazione chiude le porte al ricorso cumulativo dei liberi professionisti che chiedono il rimborso dell'Irap. Infatti, i giudici del Palazzaccio hanno stabilito, con la sentenza n. 14378 del 15 giugno 2010, che nel processo tributario le ipotesi di litisconsorzio necessario e facoltativo ricorrono quando si sia di fronte a un unico atto impositivo” In altri termini se l'accertamento del fisco è stato notificato a più professionisti, per esempio in relazione alle attività svolte in uno studio associato, allora e solo allora è possibile un ricorso cumulativo. La decisione della sezione tributaria segna una ulteriore battuta d'arresto ai ricorsi cumulativi nel processo tributario. Già qualche mese fa la Cassazione, con la sentenza n. 10578, aveva escluso la possibilità di un ricorso cumulativo da parte di più contribuenti contro diversi accertamenti sulla stessa imposta.

Ma scavando ancora nel passato si rintraccia una decisione della Suprema corte, sentenza n. 19666 del 2004, secondo cui la “class action dei contribuenti” sarebbe possibile. In particolare in quell'occasione gli Ermellini avevano affermato che «nessuna norma tributaria prevede l'inammissibilità del ricorso cumulativo. L'articolo 104 del c.p.c., che consente la proposizione contro la stessa parte di una pluralità di domande anche non connesse fra loro, è applicabile al processo tributario. Ne deriva che in questa sede è ammessa la proposizione di un unico ricorso cumulativo contro più atti di accertamento. Tuttavia, per ragioni di maggiore chiarezza l'atto cumulativo appare più facile quando si tratta della stessa imposta o di imposte strettamente legate fra loro, mentre diventa di difficilissima attuazione quando si tratta di imposte diverse, che hanno presupposti, modalità di determinazione e problematiche non coincidenti». Insomma all'epoca l'unico paletto sembrava essere l'identità di imposta. Oggi la giurisprudenza di legittimità ha cambiato rotta non ritenendo più sufficiente, in questo caso ai fini Irap (nonostante sia uno dei contenziosi più frequenti degli ultimi anni), l'identità di imposta.

Il caso riguarda alcuni professionisti di Milano che avevano chiesto a diversi uffici delle entrate il rimborso dell'Irap perché sprovvisti di un'autonoma organizzazione. Dopo il rifiuto dell'amministrazione finanziaria si erano uniti per opporsi davanti alla commissione tributaria provinciale. In primo grado avevano perso. Poi i giudici regionali avevano accolto la domanda perché, avevano sostenuto, i contribuenti non erano muniti di autonoma organizzazione e quindi avevano diritto al rimborso dell'imposta. Contro questa decisione il fisco ha presentato ricorso in Cassazione non contestando nel merito la decisione della commissione tributaria ma sostenendo l'inammissibilità del ricorso cumulativo. Per dirla con parole familiari agli addetti ai lavori, l'amministrazione finanziaria contestava il litisconsorzio facoltativo del professionisti. La Cassazione ha accolto questa tesi rinviando gli atti alla commissione tributaria provinciale e annullando, quindi, tutto il processo.

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