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Senza rete ComUnica non è valida

del 15/06/2010
di: di Marilisa Bombi
Senza rete ComUnica non è valida
La Comunicazione unica va in Rete se c'è la rete. Meglio, se c'è un network tra i professionisti abilitati a convalidare la documentazione. Altrimenti, non è valida. Insomma, «la procedura della comunicazione unica impone un approccio innovativo da parte delle diverse categorie di professionisti coinvolte, ciascuna secondo le rispettive competenze; un approccio interdisciplinare in cui gli studi professionali sappiano collegarsi in rete, sia in senso informatico, sia in senso organizzativo». In pratica, quello che poteva sembrare soltanto un gioco di parole è, invece, la sostanza del parere 64327 del 4 giugno scorso, con il quale il direttore generale per il mercato, la concorrenza e il consumatore del ministero dello sviluppo economico (dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione) ha messo i puntini sulle «i» al professionista che lamentava l'errata interpretazione delle disposizioni in materia, da parte del locale registro delle imprese. È tutto vero, quindi: la Comunicazione unica, nonostante quello che il suo nome lascerebbe intendere non è unica, bensì l'insieme di distinti comunicazioni, ovvero «una collezione di file», composta da: modello Comunicazione; modulistica registro imprese; modulistica Agenzia delle entrate; modulistica Inail; modulistica Inps. Il direttore generale, Gianfrancesco Vecchio, precisa che la procedura della «Comunicazione unica per la nascita dell'impresa» consente di svolgere attraverso un unico front office, individuato dalla legge negli uffici del registro delle imprese presso le camere di commercio, adempimenti relativi a più amministrazioni: Agenzia delle entrate, Albi provinciali delle imprese artigiane, Inps, Inail, ministero del lavoro e gli stessi uffici del registro delle imprese (art. 4, dpcm 6 maggio 200) e, a tal fine, sono state approvate le regole tecniche per la presentazione della comunicazione unica e per l'immediato trasferimento dei dati tra le amministrazioni interessate. Qual è il problema ci si chiederà, allora. Ma quando le carte escono allo scoperto, si scopre il bluff, ovvero la macchinosità della procedura della ComUnica che implica l'utilizzo degli strumenti informatici, telematici e la firma digitale, da parte di tutti gli imprenditori, anche quelli di dimensioni minime. Alla fin fine, è lo stesso direttore a chiarirlo nel parere del 4 giugno scorso. «Poiché non sempre questi ultimi (gli imprenditori a dimensioni minime) possiedono o sono in grado di gestire gli strumenti informatici e telematici, si è ritenuto opportuno, con circolare n. 3616/C del 15 febbraio 2008, indicare le modalità per procedere all'adempimento attraverso un proprio rappresentante». Ed è proprio per soddisfare tale necessità che è stato anche predisposto un formulario «tipo» di procura speciale, per la presentazione della ComUnica con l'utilizzo della sola firma digitale del soggetto incaricato. Ma nella collezione di file il problema si pone perché «ciascuna delle predette modulistiche è accompagnata da una propria “distinta di firma”, da sottoscrivere digitalmente, a cura del soggetto obbligato o legittimato all'adempimento in base alla disciplina di settore». Ed è stato proprio a causa di ciò, continua il parere, che il Mise, già con circolare n. 3575/C del 2004, affrontò il problema della competenza, nel senso che non è posta alcuna preclusione per qualsivoglia ordine professionale differente dai commercialisti, ragionieri e periti commerciali, l'invio dei «dati» al registro delle imprese, in nome e per conto dei soggetti obbligati. Ma la procura speciale a cui si fa cenno nella circolare n. 3616/C cit. consente al professionista o all'intermediario di sottoscrivere digitalmente, per conto dell'obbligato o del legittimato, soltanto la distinta relativa al modello di Comunicazione unica, non anche le distinte relative alle altre modulistiche che viaggiano allegate al «modello di Comunicazione», restando la legittimazione alla sottoscrizione di queste ultime governata dalle «specifiche norme di settore», semplificazione permettendo.
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