Consulenza o Preventivo Gratuito

Ritenute in chiaro sui pignoramenti

del 15/06/2010
di: di Andrea Bongi
Ritenute in chiaro sui pignoramenti
Ritenute alla fonte sui pignoramenti presso i terzi: il soggetto esecutato dovrà operarle solo se riveste la qualifica di sostituto d'imposta. In tali ipotesi le ritenute da applicare saranno sempre nella misura del 20% a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. Il terzo erogatore non sarà inoltre tenuto ad effettuare le operazioni di conguaglio quando il credito oggetto di pignoramento sia costituito da redditi di lavoro dipendente e assimilati e inoltre sarà esonerato dall'obbligo di effettuare la ritenuta qualora sia conoscenza della natura «non reddituale» delle somme oggetto di pignoramento. Sono questi i principali chiarimenti contenuti nella circolare informativa n.2/2010 del 4 maggio scorso, del Consorzio studi e ricerche fiscali del gruppo Intesa-Sanpaolo, interamente dedicata alle nuove disposizioni in tema di ritenute alla fonte su somme erogate dal terzo pignorato di cui al provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 3 marzo 2010. Quanto all'entrata in vigore delle nuove disposizioni a carico dei cosiddetti soggetti «terzi erogatori», la circolare in commento ricorda che le stesse decorrono dal giorno successivo della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del citato provvedimento direttoriale, ovvero dal 5 marzo 2010.

Il provvedimento direttoriale, ricorda ancora la circolare del centro studi, colmando una lacuna normativa che aveva reso di fatto impossibile operare le ritenute d'acconto nei pignoramenti di crediti presso i terzi, disciplina ora gli adempimenti di sostituzione, certificazione, comunicazione e dichiarazione a carico di ognuna delle parti dell'espropriazione forzata: terzo erogatore, creditore pignoratizio e debitore esecutato.

Per come è costruito il nuovo regime della sostituzione d'imposta nel pignoramento di crediti presso terzi, si legge nella circolare in commento, appare evidente che dal punto di vista soggettivo, il creditore pignoratizio possa essere soltanto un soggetto passivo Irpef, ossia una persona fisica. Depone a favore di questa soluzione il fatto che l'articolo 1 del provvedimento direttoriale precisa che la ritenuta del 20 per cento si applica unicamente a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

Il debitore esecutato e il terzo erogatore potrebbero invece assumere qualsiasi veste giuridica essendo indifferente, al particolare meccanismo introdotto dal provvedimento in commento, la circostanza che questi ultimi siano soggetti passivi Ires o Irpef.

Non mancano tuttavia alcuni punti ancora oscuri per i quali sarebbero opportuni ulteriori chiarimenti da parte delle entrate. Tra questi vi sono le problematiche inerenti al pignoramento di valori mobiliari suscettibili di conversione in denaro quali, ad esempio, libretti di deposito bancario e i libretti postali. In queste situazioni, tenuto conto della presenza di un ulteriore soggetto quale l'intermediario, si pone il problema di identificare correttamente chi sia il soggetto obbligato a operare nella veste di sostituto d'imposta.

vota