Consulenza o Preventivo Gratuito

Manovra, norme previdenziali da correggere

del 12/06/2010
di: La Redazione
Manovra, norme previdenziali da correggere
Eliminare l'articolo 12 comma 11 della Manovra correttiva, che interpreta a modo suo le previsioni stabilite dall'articolo 1, comma 208, della legge 662 del 1996, attraverso il quale si lascia all'Inps la facoltà di decidere sull'iscrizione nell'assicurazione corrispondente all'attività prevalente nel caso di esercizio di varie attività autonome assoggettabili a diverse gestioni.

Confermare piuttosto il consolidato orientamento della Corte di cassazione in linea con la riforma Dini.

Lo chiede la Lapet alle commissioni parlamentari preposte all'esame del decreto legge 78/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 125 del 31 maggio 2010, nel quale trova spazio, tra le disposizioni di carattere previdenziale, una norma di interpretazione autentica del suddetto articolo della legge 662, prevedendo che «le attività autonome, per le quali opera il principio dell'assoggettamento all'assicurazione prevista per l'attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell'Inps» e che «restano esclusi dall'applicazione dell'articolo 1, comma 208, legge numero 662/96 i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l'iscrizione alla gestione previdenziale di cui all'articolo 2, comma 26, legge 16 agosto 1995, n. 335».

«Secondo la modifica legislativa che si intende apportare», sostiene il presidente dell'associazione nazionale dei tributaristi Lapet, Roberto Falcone, «quei contribuenti che rientrano nella Gestione separata, quali ad esempio i collaboratori coordinati e continuativi, gli amministratori di società, i lavoratori a progetto e i professionisti senza cassa, che svolgono anche altre attività autonome, sono tenuti alla doppia iscrizione quindi esclusi dal principio di attività prevalente».

Insomma, dopo anni di battaglie giudiziarie, conclusesi sempre a favore di questi contribuenti secondo l'autorevole giudizio della Suprema corte di cassazione, compreso l'ultimo ribadito nella sentenza 3240 del 2010, la Manovra correttiva sembra voler dare ragione all'interpretazione restrittiva dell'Inps, sancendo l'obbligo di doppia iscrizione e ponendo anche fine all'annosa questione dell'individuazione degli obblighi contributivi facenti capo ai soci lavoratori di srl commerciale che, al contempo, sono anche amministratori.

«Ma la diatriba», ritiene Falcone, «poteva essere risolta in altra maniera, certamente più consona rispetto a quello che è l'orientamento della riforma previdenziale cosiddetta Dini. Adesso, invece, anche la Corte di cassazione, che finora aveva dato ragione ai contribuenti, stabilendo che non c'era necessità di iscriversi a diverse gestioni Inps per chi esercita più attività, dovrà adeguarsi. Ci sembra un passo indietro decisamente negativo per i contribuenti», commenta il presidente della Lapet, «perché contrario al principio di unicità della copertura previdenziale. Senza considerare il fatto che con l'articolo 12 della Manovra correttiva si sono praticamente ignorati i principi di una legge, la riforma Dini appunto, e la consolidata giurisprudenza della Magistratura superiore».

Per questo, e non solo, Falcone auspica l'intervento risolutivo del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi: «Faccia chiarezza all'interno del sistema previdenziale in generale. Stiamo infatti assistendo a una eccessiva confusione nei diversi settori di lavoro dipendente e autonomo, oltre che professionale e d'impresa, che disorienta gli iscritti ai quali, al contrario, dovrebbe essere garantita sicurezza proprio perché si tratta di un tema così delicato come quello del welfare e della previdenza».

vota