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Riqualificazione energetica urgente

del 11/06/2010
di: La Redazione
Riqualificazione energetica urgente
«C'è una sola voce da tagliare e si chiama energia. Una proposta rivoluzionaria che potrebbe veramente garantire importanti risparmi economici opportuni in questa delicata stagione». Così il presidente del Cnpi Giuseppe Jogna a chiusura della quinta edizione dei seminari tecnici, a sostegno di quanto è emerso nella sezione dedicata proprio all'energia. In buona sostanza, seconda una ragionevole stima gli interventi destinati alla riqualificazione energetica degli edifici del paese riguarderebbero circa 12 milioni di immobili tra unità residenziali, pubbliche e produttive e il miglioramento dell'efficienza degli impianti porterebbe a dei minori costi di gestione promuovendo un notevole risparmio. Certo, per riqualificare bisogna affrontare delle spese, ma il denaro investito verrebbero recuperato dal contenimento dei consumi entro un periodo di tempo oscillante tra i 6 e i 10 anni.

È evidente che stiamo parlando di una proposta i cui effetti positivi non si limiterebbero al risparmio energetico, ma sarebbero di stimolo all'intero sistema economico del paese, anche se forse l'attenzione al risparmio è figlio di un approccio diverso al mondo dei servizi che oggi ancora latita. Su questo punto si è soffermato Paolo Radi, responsabile della sezione dei seminari dedicata alla progettazione, perché «bisogna sostenere in modo sistematico la stesura di un vademecum con un'indicazione precisa e puntuale di tutte le modalità e tempistiche riferite alle operazioni di manutenzione che devono essere effettuate sul fabbricato». Da qui l'esigenza di un fascicolo del fabbricato come carta d'identità di ogni casa e abitazione, che i periti industriali devono incominciare a redigere in modo professionale ma assolutamente volontario. La diffusione di tali strumenti a sostegno della certificazione dei fabbricati non si presenta solo come una strategia per il bene della collettività, ma contribuirebbe a diffondere anche un maggiore senso di responsabilità da parte del cittadino.

D'altronde, la sfida è quella di ridefinire la figura professionale: organizzare studi tra professionisti di tipo multidisciplinare laddove l'apporto di capitale provenga solo da parte dei soci sostenere un ciclo di formazione continua con verifica finale accertata e, infine, promuovere la definizione di una professione tecnica di primo livello laddove emerga il legame stretto tra le competenze professionali e le conoscenze, all'interno di una formazione triennale successiva al diploma tecnico di maturità. Ovviamente questo è il nodo di una riforma del mondo professionale che stenta ad arrivare e seppur, come ha detto il coordinatore del seminario sulle tematiche professionali Mauro Grazia, «il futuro appaia avvolto da una nebbia di incertezza», oggi esiste un testo di lavoro in discussione alla Commissione giustizia che definisce la strada per promuovere una categoria tecnica che rappresenti la continuità con gli attuali geometri, periti agrari e periti industriali.

Come andrà a finire? «Bisogna continuare a far sentire la nostra presenza sul territorio», come ha detto Angelo Dell'osso, coordinatore dell'ultimo seminario dedicato alla sicurezza, «perché laddove bisogna tutelare le condizioni di lavoro e il patrimonio, c'è sempre un forte presidio di periti industriali da sempre impegnati in prima linea in questo settore. Ma sulla sicurezza va anche sfatato qualche mito a partire da quello dei costi e soprattutto vanno garantite competenze ad hoc e informazioni adeguate anche a chi la sicurezza la deve far rispettare».

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