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Unico, omissione dopo 90 giorni

del 11/06/2010
di: di Debora Alberici
Unico, omissione dopo 90 giorni
Il contribuente commette il reato di omessa dichiarazione solo dopo il novantesimo giorno dall'ultima scadenza concessa dalle leggi per presentare tale dichiarazione. Tuttavia l'accusa può contestare il reato riferendosi alla prima scadenza e questo non invalida il procedimento penale. È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22045 di ieri, ha respinto il ricorso di un imprenditore che lamentava come il reato gli fosse stato contestato dalla Procura in relazione alla prima scadenza. In altri termini l'uomo sosteneva di non essersi riuscito a difendere dato l'errore fatto dall'accusa sul momento nel quale si era consumato il reato. Per questo aveva impugnato la decisione della Corte d'appello di Ancona che, confermando sul punto la pronuncia del Tribunale di Pesaro, aveva sancito le responsabilità penali del contribuente. Ma anche al Palazzaccio il verdetto non è cambiato. Infatti gli Ermellini hanno respinto il ricorso sottolineando che l'omessa dichiarazione (prevista dall'articolo 5 del d.lgs. 74 del 2000) «è un delitto di pura omissione che si realizza con l'omessa presentazione di una delle dichiarazioni annuali relative o all'imposta sui redditi o a quella sul valore aggiunto e si consuma non nel momento in cui scade il termine per la presentazione fissato dalla norma tributaria ma, in virtù del decorso di 90 giorni dalla scadenza del termine previsto dalle leggi tributarie». E ancora, «se le scadenze sono diverse si deve tener conto di quello che scade per ultimo». Dunque, «sul fronte Iva le scadenza previste dalle leggi tributarie sono state fissate al 31 luglio dell'anno successivo al periodo di imposta, se la dichiarazione viene presentata in banca o alla posta o al 31 ottobre se presentata per via telematica». Di conseguenza «il reato si considera consumato trascorsi 90 giorni dall'ultima scadenza». Nel caso sottoposto all'esame della Corte il reato, spiega Piazza Cavour, si considera consumato il 29 gennaio 2003. «L'erronea indicazione nel capo di imputazione della data del 31 maggio (e quindi della prima scadenza) non ha comportato alcuna lesione del diritto di difesa, posto che la data di consumazione del reato è fissata direttamente dalla legge». In definitiva una volta contestato il delitto di omissione della dichiarazione annuale Iva per il 2001, era facile individuare la data di consumazione del reato.
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