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Riforma, il ddl Siliquini va Gli ingegneri restano contrari

del 10/06/2010
di: Gabriele Ventura
Riforma, il ddl Siliquini va Gli ingegneri restano contrari
Due riforme separate per ordini professionali e associazioni. Questa la proposta avallata ieri a maggioranza dagli uffici di presidenza riuniti di commissione Giustizia e Attività produttive della camera, con il parere favorevole di Pdl, Lega, Udc e Idv e quello contrario del Pd. Lo ha reso noto Maria Grazia Siliquini, relatore in commissione Giustizia del provvedimento di riforma delle professioni, al termine dell'ufficio di presidenza congiunto delle commissione II e X. «È stata così condivisa l'esigenza, da me individuata, di pervenire a due leggi diverse e separate», ha dichiarato, «che disciplinino rispettivamente le professioni intellettuali ordinistiche e quelle non riconosciute, ancora da disciplinare, con due iter diversi, autonomi e indipendenti. Intanto però, sul testo Siliquini continua la protesta di alcuni ordini professionali. Con il consiglio nazionale degli ingegneri che ha ribadito la propria contrarietà per voce dell'assemblea dei presidenti degli ordini provinciali, riunitasi nei giorni scorsi a Roma proprio per approfondire la questione. «C'è soddisfazione perché dall'assise è emerso il completo accordo della base: tutti i 220 mila ingegneri italiani contrari alla proposta Siliquini e decisi a procedere come stabilito con il ministro Alfano», ha affermato il presidente del Cni, Giovanni Rolando. «Il consiglio nazionale sta infatti lavorando in modo che a breve vengano definiti i principi cardine da presentare al ministro stesso». «Il voto unanime dell'assemblea ha rinviato al mittente la proposta di legge come velleitaria e non idonea a risolvere i problemi delle professioni», ha detto invece il presidente dell'assemblea, Giuseppe Di Natale. Numerose le criticità, a parere degli ingegneri: la definizione di professione intellettuale che perde la fondamentale caratteristica di essere regolamentata; l'equiparazione tra i titoli formativi professionali e universitari; la interpretazione del ruolo degli attuali ordini assimilati ad associazioni; la costituzione di un consiglio nazionale indistinto di tutte le professioni che agirebbe in rappresentanza di interessi non più della professione ma dei professionisti.

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