Tre le ipotesi messe a punto dai ministri Sacconi e Brunetta. La prima, quella più probabile, prevede di conservare l'attuale aumento di un anno per il 2010/2011 (età a 61 anni) più un ulteriore aumento di 4 anni a decorrere dal 1° gennaio 2012, così da raggiungere i 65 anni. Ma la novità è un'altra. E sta nello spostamento della data, dal 31 dicembre 2009 al 31 dicembre 2011, per l'applicazione delle vecchie norme (ossia l'accesso alla pensione con 60 anni di età, fermo restando il minimo di 20 anni di contributi). Infatti, tale possibilità, con l'attuale percorso graduale che si chiude al 2018, fa riferimento alla data del 31 dicembre 2009; con le nuove norme, invece, si sposta al 31 dicembre 2011. Con la conseguenza (non di poco conto) che rientrano in gioco le lavoratrici che compiono i 60 anni (con almeno 20 anni di contributi) o che raggiungono i 20 anni di contribuzione (avendo 60 anni) nel biennio 2010/2011. Quindi anche le donne che quest'anno sono incappate nella morsa (circa 3.500 lavoratrici): con le nuove norme, infatti, potranno andare in pensione entro il 2011 o, in alternativa, ottenere la certificazione del diritto al pensionamento e continuare a lavorare.
La seconda ipotesi, fermo restando l'innalzamento di un anno in vigore per il 2010 (61 anni), prevede l'incremento di altri due anni a decorrere dal 1° gennaio 2011 (63 anni) e di altri due anni a partire dal 1° gennaio 2012 (così da raggiungere i 65 anni). La terza ipotesi, infine, fermo restando l'innalzamento di un anno in vigore per il 2010 (61 anni), prevede l'incremento di altri due anni a decorrere dal 1° luglio 2011 (63 anni), e di altri due anni a partire dal 1° gennaio 2013 (così da raggiungere i 65 anni).
Per tutte le ipotesi è prevista la sospensione delle «finestre» di pensionamento (che, di fatto, comporta un ulteriore aumento dell'effettiva età di accesso al riposo). Tuttavia, la fissazione di specifici criteri e modalità è rimessa a un successivo decreto interministeriale.
