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del 09/06/2010
di: La Redazione
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Il direttivo nazionale dell'Associazione nazionale forense chiede urgentemente all'esecutivo di modificare il decreto sulla media conciliazione. L'Anf ha evidenziato già durante l'esame parlamentare i punti di criticità del provvedimento in tema di conciliazione. Da una stima prudenziale il tentativo obbligatorio di conciliazione a partire dal marzo 2011 potrebbe riguardare circa il 22% del contenzioso complessivo, pari a circa un milione ci controversie: a oggi non sono ancora stati emanati i decreti attuativi necessari all'applicazione della normativa né sono state diffuse informazioni circa il loro probabile contenuto, quindi non è possibile prevedere, spiega l'Anf, con ragionevole attendibilità, i costi che si riverseranno sui cittadini che saranno gli unici a pagare questa riforma.

Non esistono alternative a interventi di riduzione sulla spesa, meglio ancora se più incisivi e strutturali di quelli sinora previsti dalla manovra. Questo il pensiero espresso per conto dei dottori commercialisti ed esperti contabili dal presidente del Cndcec Claudio Siciliotti, in vista dell'audizione presso la commissione finanze del senato prevista per oggi, in occasione della quale daranno la propria valutazione complessiva sui numeri e sui contenuti della manovra correttiva (dl 78/2010).

Troppe istituzioni arbitrali nell'area EuroMed ma pochi arbitrati; e nessuna regola comune per la mediazione. Sono questi i principali limiti all'espansione delle Adr nell'area del Mediterraneo presso le piccole e medie imprese, che proprio da questi sistemi potrebbero trarre il maggior vantaggio in termini di sicurezza degli affari. I limiti, ma anche le proposte concrete per superarli, sono stati ieri al centro della tavola rotonda «Pmi e Adr» coordinata dal Cnf nell'ambito della Terza Conferenza dei giuristi del Mediterraneo che si sta svolgendo in questi giorni a Roma.

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