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Commercio con requisiti statali

del 09/06/2010
di: di Giuseppe Dell'Aquila
Commercio con requisiti statali
Solo lo stato può stabilire i requisiti necessari per avviare attività commerciali o di somministrazione di alimenti e bevande. Sull'onda lunga del decreto legislativo di attuazione della «Direttiva servizi», il ministero dello sviluppo economico, con proprie risposte a quesiti pubblicate sul sito istituzionale, ha fornito ad amministrazioni e operatori alcuni utili chiarimenti, che vanno nel senso di un'interpretazione estensiva dei contenuti del dlgs n. 59/2010.

La risoluzione n. 53422, del 18 maggio scorso, evidenziando come, a seguito di recenti sentenze della Corte costituzionale, in materia di professioni sia riservata allo Stato, nell'ambito della competenza legislativa concorrente con le regioni stabilita dall'art. 117, comma 3, della Costituzione, l'individuazione delle figure professionali con i relativi profili e ordinamenti didattici, nonché la disciplina dei titoli di abilitazione all'esercizio professionale, ribadisce con forza che «le disposizioni del decreto legislativo riconducibili a tale competenza statale riservata non sono in alcun modo derogabili dalle leggi regionali di settore». Pertanto, ad avviso del ministero, i requisiti professionali richiesti per l'esercizio della vendita di prodotti appartenenti al settore alimentare e della somministrazione di alimenti e bevande sono solo e soltanto quelli ora previsti dall'art. 71, comma 6, del dlgs n. 59, che vanno a sostituire l'elenco dei requisiti previsto dalle legislazioni regionali in materia di commercio.

Ciò premesso, il ministero si spinge oltre, nel tentativo di porre rimedio ad alcuni vuoti normativi creatisi a seguito dell'entrata in vigore, l'8 maggio scorso, del decreto di recepimento della «Bolkestein». La già menzionata risoluzione chiarisce, anzitutto, che, pur non prevedendolo espressamente la norma, «è da intendersi requisito professionale valido ai fini dell'avvio, in qualsiasi forma, di una attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare e di una attività di somministrazione di alimenti e bevande (…) l'esercizio in proprio dell'attività per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente. Il soggetto che ha esercitato legittimamente l'attività nel periodo prescritto, infatti, non poteva non essere in possesso del requisito e non riconoscerlo non risponderebbe a criteri di equità, considerato il contenuto della disposizione di cui al citato art. 71, comma 6, che riconosce quale requisito valido l'avere esercitato in qualità di dipendente qualificato o familiare coadiutore».

E non è tutto: il Mise spiega, con rinvio a una precedente circolare (n. 3603/06), che i soggetti in possesso dell'iscrizione nel Registro esercenti il commercio per l'attività di somministrazione di alimenti e bevande, ottenuta prima del 4 luglio 2006, data di entrata in vigore del dl n. 223/06 (prima «lenzuolata» Bersani), che ha provveduto alla sua soppressione, possono essere ritenuti in possesso del requisito professionale.

Ancora più forte il contenuto di una seconda risoluzione (n. 61559, del 31 maggio 3010), con la quale il ministero chiarisce che il corso professionale, la pratica professionale ed il diploma o la laurea, di cui rispettivamente alle lettere a), b) e c) del citato comma 6 dell'art. 71, che abbiano come oggetto il solo commercio di prodotti alimentari, danno diritto ad accedere anche all'attività di somministrazione di alimenti e bevande e viceversa. «La finalità della disposizione, infatti, precisa il Mise, è quella di rendere assimilabili ai fini del riconoscimento della qualificazione per ambedue le attività (vendita e somministrazione) i titoli, i percorsi formativi e le pratiche professionali anche se acquisite in uno solo dei due settori».

Non solo, ad avviso del ministero può ritenersi requisito valido, ai fini del riconoscimento della qualificazione professionale per ambedue i settori, anche il possesso dell'iscrizione al vecchio Rec per la vendita di alimentari. Ciò «in conseguenza dell'abrogazione dell'art. 5, comma 5, del dlgs n. 114/98 ad opera dell'art. 71, comma 3, del decreto n. 59: l'abrogazione del predetto comma 5, infatti, consente di superare il limite temporale di validità dell'iscrizione al Rec (ossia il quinquennio successivo alla data del 24 aprile 1999)».

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