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I canoni di leasing indeducibili

del 05/06/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
I canoni di leasing indeducibili
Per i lavoratori autonomi, come per le imprese, gli ammortamenti e le quote dei canoni leasing riferibili alle aree occupate dal fabbricato strumentale acquistato nel triennio 2007/2009 restano indeducibili.

E, per gli stessi, tassazione dei compensi percepiti con riferimento alla data di incasso ed esclusione dalla formazione del reddito imponibile dei rimborsi riferiti alle spese comuni riaddebitate ai colleghi, come in caso di utilizzo congiunto dell'immobile. Ecco alcune delle risposte fornite dall'Agenzia delle entrate, nel corso della diretta Map del 3 giugno, a chiarimento di talune situazioni particolari in tema di reddito d'impresa e di lavoro autonomo.

Immobili - Sul tema sono state fornite alcune risposte, con particolare riferimento all'indeducibilità delle aree su cui sono costruiti gli immobili, sia per le imprese che per i lavoratori autonomi. Le Entrate hanno confermato, infatti, che anche in presenza di un'acquisizione di un fabbricato strumentale con contratto di locazione finanziaria, in linea con i precedenti chiarimenti (cm n. 36/E del 2009), la quota riferibile al terreno di pertinenza deve essere considerata indeducibile anche ai fini Irap. Rimane aperto il problema sulla relativa determinazione, risolto in via interpretativa (ItaliaOggi Sette, 24/5/2010) dalla dottrina più autorevole (Assonime, circolare 31/7/2009 n. 34) che ritiene necessario prescindere dalla determinazione forfetaria (20 o 30%), di cui al comma 7 dell'art. 36 del dl n. 223/2006, determinando il valore mediante una precisa stima, in applicazione dei principi contabili nazionali.

La novità è, al contrario, la conferma che detta indeducibilità vale anche per i lavoratori autonomi, sugli acquisti effettuati nel triennio 2007/2009, per i quali sono deducibili gli ammortamenti determinati sugli immobili strumentali in applicazione dei coefficienti indicati dal dm 31/12/1988, in misura piena e non ridotta a 1/3 a decorrere dal gennaio scorso, rilevando il periodo di acquisizione in proprietà e tenendo conto, appunto, dell'esclusione del costo riferibile alle aree occupate dalla costruzione.

Infine, sempre in tema di immobili, interessante la risposta concerne la valenza fiscale della minusvalenza realizzata di fronte a un'operazione di «lease-back», con particolare riferimento alla possibilità che la stessa sia deducibile, in quanto imputata a conto economico in ossequio all'applicazione dei principi contabili nazionali, nell'esercizio in cui è realizzata o in modalità rateizzata, tenendo in considerazione la durata del contratto di locazione.

Le Entrate, riesumando la circolare n. 218/E del 2000, hanno chiarito che siamo in presenza di due operazioni fiscalmente distinte (cessione e locazione finanziaria), con la conseguenza che ai fini fiscali la plusvalenza realizzata nell'operazione concorre integralmente alla formazione del reddito imponibile, ai sensi degli articoli 86 e 102 del Tuir o, alternativamente e ricorrendone i presupposti, in modo rateizzato, ma in quote costanti nell'esercizio di realizzazione e nei successivi, ma non oltre il quarto (risoluzione n. 237/E del 2000).

La Fondazione Centro Studi - Ungdcec - aveva già fornito un parere contrario sul tema e, nella circolare 23 gennaio 2007, n. 2, rubricata «Trattamento fiscale del sale and lease back», ha criticato l'orientamento già indicato dall'amministrazione finanziaria (cm n. 218/E del 2000), ritenendo di spalmare la stessa durante la vita del contratto di leasing.

Lavoratori autonomi - Posto quanto detto sugli immobili, le Entrate confermano che la determinazione del reddito degli esercenti arti e professioni deve essere effettuata con il criterio di cassa, dovendo tenere conto dei compensi incassati e delle spese pagate nel periodo d'imposta.

Sul punto, come già chiarito a suo tempo (ItaliaOggi - teleconferenza Unico 2007 - 22/5/2007) per l'incasso mediante assegno ricevuto nel mese di dicembre e negoziato nel mese di gennaio dell'anno successivo, anche per i bonifici vale, quale momento di partecipazione alla determinazione del reddito, quello in cui il beneficiario riceve l'accredito sul conto corrente, che le Entrate definiscono, atecnicamente, «data disponibile» di ben altro significato, ma con l'intenzione di identificare il giorno in cui l'importo risulta spendibile. Per quanto concerne la determinazione del reddito dei lavori autonomi ci si è posti, inoltre, il problema di considerare nella base imponibile ricavi che non riguardano specificamente compensi, come espressamente indicati dall'art. 54 del dpr n. 917/1986 ma proventi derivanti da riaddebiti di costi comuni sostenuti dal professionista anche per altri soggetti: le Entrate hanno chiarito che, per esempio, l'importo rimborsato al professionista dal collega per l'uso in comune del locale ove viene svolta la propria attività resta ininfluente per la determinazione del reddito di chi lo riceve, mentre resta rilevante per il collega nel periodo d'imposta in cui lo corrisponde.

Interessi passivi - Un ulteriore tema di attualità è quello relativo al trattamento tributario degli interessi passivi, ai sensi del comma 1 dell'art. 96 del dpr n. 917/1986, che dispone la deducibilità integrale degli stessi solo se l'ammontare degli stessi risulta inferiore al 30 per cento del Reddito operativo lordo (Rol).

Il calcolo (ItaliaOggi Sette, 31/5/2010) è tutt'altro che semplice, in relazione alla necessità di verificare quali tipologie di interessi concorrono alla determinazione del plafond, stante l'esclusione di quelli che subiscono un'indeducibilità assoluta e dovendo considerare, in abbattimento, taluni interessi attivi. È proprio su quest'ultima tipologia che sono stati forniti i chiarimenti, con particolare riferimento a quelli realizzati dai soggetti Ires sui prestiti concessi ai propri dipendenti e sui depositi cauzionali; nel primo caso le Entrate confermano che gli interessi sui prestiti ai dipendenti rientrano nell'applicazione dell'articolo richiamato, se rispettano le condizioni concernenti la messa a disposizione di una provvista di denaro per la quale sussiste l'obbligo alla restituzione e una remunerazione specifica (cm 21/4/2009, n. 19/E, § 2.2), mentre nel secondo caso gli interessi corrisposti (nella fattispecie da imprese di assicurazione) sui depositi cauzionali non hanno causa finanziaria, stante la natura di garanzia, con la conseguenza che gli stessi restano esclusi dall'applicazione del criterio, di cui al citato art. 96 del Tuir.

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