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Verifiche fiscali aggrappate al tram

del 05/06/2010
di: di Cristina Bartelli
Verifiche fiscali aggrappate al tram
Gli accertamenti fiscali si aggrappano al tram. Dall'entrata in vigore del decreto legge 78/2010, per le verifiche fiscali, i dipendenti dell'Agenzia delle entrate non potranno più utilizzare il mezzo proprio ma dovranno limitarsi ad andare con i mezzi pubblici, a piedi o con le auto di servizio. Queste ultime però sono in dotazione solo dei dirigenti. La manovra correttiva di Giulio Tremonti ha dato dunque un colpo di forbici anche alle spese inerenti l'uso per il personale contrattualizzato del proprio mezzo di trasporto.

La disciplina in vigore comunque prevedeva sul punto una procedura debitamente autorizzata e residuale. Si legge, infatti, nella relazione di accompagnamento della misura: «La norma inoltre è rivolta a sopprimere l'utilizzo del mezzo proprio di trasporto per il personale contrattualizzato che, nei casi debitamente autorizzati, dimostrava la necessità di dover ricorrere al mezzo proprio, attesa l'impossibilità di utilizzo dei mezzi pubblici». Con un tratto di penna dunque è stata soppressa la misura dell'indennità chilometrica ragguagliata a un quinto del prezzo di un litro di benzina super vigente nel tempo, che rimborsava le spese per l'utilizzo del mezzo proprio. In ballo per il triennio 2010-2012 ci sono, come indicato dalla convenzione Agenzia delle entrate, ministero dell'economia, nel 2010, ad esempio per le imprese di grandi dimensioni 1.588, verifiche, 415 mila gli accertamenti ai fini di imposte dirette, Iva, Irap, imposta di registro, 1.300 grandi contribuenti, 25 mila le indagini con il redditometro (si veda ItaliaOggi del 26/3/2010). E la protesta dei sindacati non è tardata ad arrivare soprattutto riguardo a chi, dipendente di grosse città metropolitane riconosce che comunque le verifiche si fanno con i mezzi pubblici da tempo: «Non sanno nemmeno come si fa l'attività di controllo fiscale altrimenti non avrebbero eliminato l'uso del mezzo proprio», è la risposta di Vincenzo Patricelli, responsabile del Dipartimento politiche economiche e fiscali della Flp, «tutte, e sottolineo tutte, le verifiche fiscali si fanno grazie alla buona volontà e ai mezzi privati dei lavoratori che il governo ringrazia tagliando loro gli stipendi» incalza Patricelli che evidenzia anche i riflessi sulla lotta all'evasione della misura: «Comunque è un colpo mortale alla lotta all'evasione fiscale e al lavoro sommerso. Una manovra da cambiare totalmente», conclude il segretario di Flp.

Conferma il rischio Roberto Cefalo, della Uil: «Se avessimo dei mezzi dell'Agenzia sarebbe pure meglio perché nessuno vuole rischiare sulle attività esterne. Ma siccome i mezzi istituzionali non ci sono, per noi la macchina di mezzo proprio è l'unica per fare le verifiche. I lavoratori finora hanno rischiato con il mezzo proprio e con la copertura assicurativa ad hoc. Era per fare le verifica in tempi più brevi. Ora invece si dovrà andare in autobus, treno, corriera e immaginiamo raggiungere i posti in Sicilia, in Calabria ma anche in Brianza». Per Cefalo dovrebbe arrivare un chiarimento della norma «che specifichi», sottolinea Cefalo, «che il personale dell'attività ispettiva delle agenzie fiscali sono escluse considerando la prima parte della norma che prevede che sono fatte salve in maniera generiche le verifiche ispettive. Anche se» continua Cefalo, «sembrerebbe che l'esclusione della norma si riferisca al costo e non alla modalità con cui viene effettuata la verifica». Un'analisi a 360 gradi la fa Sebastiano Callipo segretario nazionale del Salfi, «i tagli indiscriminati penalizzano l'amministrazione finanziaria in maniera contraddittoria perchè laddove l'amministrazione dovrà recuperare in tre anni 70 mld di euro, il 40% della manovra correttiva dall'altro lato si aggiungo a congelamenti degli stipendi, blocco del turnover mancati finanziamenti per gli ordinamenti professionali per concorsi anche limitazioni alla strumentazione per eseguire all'esterno verifiche ed accessi fiscali. In sostanza si concepisce l'ufficio tributario come un costo e non come risorse. Sono insomma assolutamente contrario».

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