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Extra Ue invalidi, assegno facile

del 29/05/2010
di: di Anna Linda Giglio
Extra Ue invalidi, assegno facile
Non è necessario per il cittadino straniero avere la carta di soggiorno per poter ottenere l'assegno di invalidità. Secondo la Corte costituzionale, infatti, la finalità del trattamento assistenziale è quello di garantire il «sostentamento» del soggetto, sia esso italiano o straniero, e quindi vincolare la fruizione dell'assegno alla permanenza in Italia da almeno cinque anni rappresenta una discriminazione in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Con la sentenza n. 187 depositata ieri, i giudici della Consulta hanno così dichiarato parzialmente illegittimo l'articolo 80, comma 19 della legge 388/2000 nella parte in cui subordina al requisito della titolarità del permesso di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nello stato dell'assegno mensile di invalidità, di cui all'art. 13 della legge 118/1971. Dopo aver premesso che al legislatore italiano è consentito «subordinare, non irragionevolmente, l'erogazione di determinate prestazioni alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nel territorio dello stato ne dimostri il carattere non episodico e non di breve durata», la Corte aggiunge che una volta che il diritto al soggiorno non sia in discussione, non si possono discriminare gli stranieri limitando il godimento di diritti fondamentali della persona, riconosciuti invece ai cittadini. E di diritto fondamentale si tratta in questo caso, per i giudici della Consulta. Ripercorrendo i requisiti per la concessione dell'assegno (riduzione della capacità lavorativa nella misura superiore a due terzi, impossibilità di essere collocati al lavoro, condizioni economiche disagiate), la Corte giunge a riconoscere che si tratta di una «erogazione destinata non già a integrare il minor reddito dipendente dalle condizioni soggettive, ma a fornire alla persona un minimo di sostentamento, atto ad assicurarne la sopravvivenza». Un istituto, quindi, che «si iscrive nei limiti e per le finalità essenziali» che la Consulta «ha additato come parametro ineludibile di uguaglianza di trattamento tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello stato».

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