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Demanio ai comuni

del 17/11/2009
di: di Francesco Cerisano
Demanio ai comuni
Il federalismo demaniale scalda i motori. La devoluzione ai comuni degli immobili di stato, che dovrebbe essere realizzata con il primo decreto attuativo della legge delega sul federalismo fiscale (legge n.42/2009), avverrà in modo da consentire ai sindaci una rapida monetizzazione dei cespiti, quantomai essenziale in vista degli ulteriori sacrifici previsti dal Patto 2010. Per questo, abbandonata l'idea di un semplice trasferimento ai municipi della titolarità dei diritti reali sui beni demaniali (soluzione che richiederebbe molto tempo prima di portare veri benefici economici ai comuni) prende sempre più corpo l'ipotesi che i beni da trasferire confluiscano per legge all'interno di fondi immobiliari controllati dagli enti che avrebbero per legge il 50% delle quote. Questa soluzione farebbe affluire subito liquidità nelle disastrate casse dei sindaci e per questo è vista con particolare favore dai comuni, tanto che potrebbe approdare già sul tavolo dell'incontro di domani con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. L'indiscrezione è trapelata nel corso della presentazione a Milano del progetto «Obiettivo patrimonio immobiliare» (realizzato da Anci e Ifel) ed è destinata ad accrescere l'interesse dei comuni per la gestione degli immobili che da «inutile fardello» possono rappresentare un'imperdibile occasione per reperire risorse da destinare agli investimenti infrastrutturali. «Questa è una delle ultime chance disponibili per gli enti locali. Sfruttarla è una necessità non più rinviabile» ha osservato Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia. A condizione però, come sottolineato dal segretario generale dell'Anci, Angelo Rughetti, che «il patrimonio immobiliare comunale non venga svalutato per coprire velocemente buchi di bilancio».

La posta in gioco non è di poco conto. Secondo la società «Scenari immobiliari» il valore degli immobili dei comuni ammonta a 320 miliardi di euro e la cifra sarebbe destinata a crescere se si aggiungessero anche gli immobili trasferiti dallo stato. Da qui la decisione di Anci-Ifel di supportare i comuni nell'attività di gestione, ma non solo. Il progetto si muoverà lungo una triplice direttrice: la valorizzazione dei cespiti, ma anche l'assistenza ai comuni per semplificare le procedure relative al piano di edilizia privata e il supporto nei progetti di edilizia sociale. «Il vero valore aggiunto», ha proseguito Rughetti, «sarà dare assistenza, affiancando l'ente in tutti i passaggi amministrativi dal momento dell'individuazione del bene fino all'atto finale che è la scelta del modello di valorizzazione». Che non necessariamente deve essere l'alienazione. Anzi. Il caso del comune di Milano è emblematico. Due anni fa palazzo Marino ha deciso di conferire in un fondo 76 immobili di proprietà e l'operazione ha fruttato alle casse dell'amministrazione 153 milioni di euro nel 2008 e altri 100 quest'anno. Una scommessa vinta che ha indotto l'amministrazione Moratti a costituire un secondo fondo immobiliare del valore di 100 milioni di euro. Giovanni Verga, assessore alla casa della giunta Moratti e ideatore del fondo all'epoca della giunta Albertini spera che l'esempio di Milano possa fare da apripista per un'inversione di rotta. «Le amministrazioni pubbliche fino ad ora hanno gestito il patrimonio demaniale molto male», ha detto, «è ora di sviluppare una nuova cultura».

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