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Svizzera, si conteggiano i danni da scudo

del 17/11/2009
di: Gabriele Frontoni
Svizzera, si conteggiano i danni da scudo
Cinquanta milioni di franchi per far fronte alle dure ripercussioni dello scudo fiscale italiano sull'economia del Canton Ticino. È questa la richiesta formulata dal Partito popolare democratico ticinese alla Confederazione. «Il tempo delle vacche grasse è finito, soprattutto in ambito bancario e finanziario», ha dichiarato il ministro del governo ticinese, Luigi Pedrazzini, facendo riferimento alla fuga di capitali verso l'Italia innescata dalla terza amnistia firmata Tremonti. Manovra, che potrebbe costare al Cantone qualcosa come 100 milioni di franchi in termini di mancati introiti fiscali. La vicenda ha richiamato l'attenzione delle autorità di Berna che ieri sono sbarcate a Lugano nel tentativo di trovare una soluzione al problema. «Alla questione dello scudo è stata data grande attenzione sin da quando il governo italiano ha cominciato a parlarne», ha dichiarato al Corriere del Ticino, Doris Leuthard, consigliere federale responsabile del Dipartimento dell'economia svizzero. «Sia io che i miei colleghi abbiamo contatti frequenti e regolari con tutti i ministri del governo italiano. I rapporti con Roma sono ottimi. Non siamo di fronte a una crisi nelle relazioni con l'Italia, ma alle prese con un problema circoscritto a un solo ministro, Tremonti». Intanto, l'Associazione svizzera dei banchieri (Asb) ha formulato una proposta per risolvere il problema: i clienti delle banche dovrebbero dichiarare per iscritto di aver regolarmente annunciato all'autorità tributaria i loro averi. Una normativa di questo tipo, valida per il denaro proveniente da paesi con cui la Svizzera ha un accordo di imposizione alla fonte, potrebbe garantire, secondo l'Asb, la trasparenza del sistema finanziario elvetico.

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