Consulenza o Preventivo Gratuito

Consulenze con Iva

del 27/05/2010
di: di Debora Alberici
Consulenze con Iva
Vanno regolarmente fatturate e sono imponibili ai fini Iva le consulenze fatte all'estero su immobili siti in Italia o comunque su contratti utilizzati nel Belpaese.

La linea dura arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12834 del 26 maggio 2010, ha respinto il ricorso di una società di Napoli che non aveva fatturato una consulenza fatta da un cittadino americano per la locazione di un immobile sito in Italia.

Ma non basta. In queste lunghe motivazioni viene ribadito anche un altro principio già affermato in sede di legittimità nella sentenza n. 11208 del 2007, secondo cui «il contribuente che riceve in ritardo un fattura e non provvede alla regolarizzazione dell'operazione nei quattro mesi dal termine in cui la fattura stessa avrebbe dovuto essere emessa incorre soltanto nelle sanzioni specificamente contemplate per tale violazione, ma non perde il diritto alla detrazione dell'Iva», purché, ha poi aggiunto il Collegio, «provveda ad annotare la fattura entro il termine previsto a partire dal suo arrivo, ed a portarla in detrazione con la prima dichiarazione utile, ovvero la dichiarazione riepilogativa annuale».

Protagonista della vicenda una grande azienda napoletana che si era avvalsa dell'attività di «lobbing» e consulenza di un cittadino americano per la locazione di un immobile situato in Campania. La spa non aveva mai fatturato l'attività di consulenza sostenendo che questa si era svolta fuori dall'Italia e dalla Ce.

Ma l'ufficio Iva di Napoli, dopo delle indagini della Guardia di finanza, aveva recuperato la maggiore Iva. Contro la rettifica la società aveva presentato ricorso alla commissione tributaria provinciale e aveva vinto. Poi il verdetto era stato ribaltato dai giudici regionali. Ora è stato reso definitivo dalla Cassazione. In particolare gli Ermellini hanno chiarito che «l'esclusione dal campo di applicazione dell'Iva della prestazione fornita da un soggetto non residente non è collegata al luogo in cui la prestazione sia stata fornita, ma al luogo in cui sia stata utilizzata, che è cosa ben diversa, e non risulta che la società abbia spiegato, nei gradi di merito, come le prestazioni» del consulente americano «sono state utilizzate all'estero. Inoltre, l'amministrazione finanziaria. ritenendo che nella specie dovesse trovare applicazione la disposizione di cui alla lett. a) del quarto comma dell'art. dpr 633/1972, ha comunque contestato che il dato relativo al luogo della prestazione o della sua utilizzazione avesse rilevanza nella specie». Insomma, la tesi della attività di «lobbing» prospettata dall'azienda, «non porterebbe alla conclusione che la consulenza sia stata poi utilizzata negli Usa, trattandosi della stipula di un contratto di locazione (come assume la stessa ricorrente) relativo a beni situati in Italia, presumibilmente (in assenza di prova contraria) avvenuta in Italia». Anche la Procura generale della Cassazione, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 1 aprile, aveva sollecitato il rigetto del ricorso.

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