Consulenza o Preventivo Gratuito

Abuso diritto, sentenze come leggi

del 22/05/2010
di: di Benedetta Pacelli
Abuso diritto, sentenze come leggi
Sull'abuso di diritto i giudici si sostituiscono al legislatore. L'abuso di diritto diventa infatti solo un modo non consapevole, per i giudici della Suprema corte, di fare giurisprudenza che dimentica l'essenza del proprio ruolo che non è quello di sostituirsi al legislatore nei casi di vuoti normativi. È un coro di protesta unanime quello sollevato dai rappresentanti delle categorie economico-contabili a seguito della sentenza della Corte di cassazione depositata lo scorso 19 maggio (si veda ItaliaOggi di ieri) che ha sancito come l'esistenza di un contratto tipico tra due parti non escluda l'abuso di diritto qualora si possa presumere che l'operazione sia finalizzata esclusivamente a ottenere risparmi d'imposta. Una pronuncia che proprio non è andata giù ai professionisti. A partire dal presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili Claudio Siciliotti che vede in questa interpretazione il tentativo di sostituirsi al legislatore attraverso estremizzazioni non condivisibili dell'applicabilità di un principio generale come quello di capacità contributiva. E invece, prosegue Siciliotti, «il ruolo della giurisprudenza è quello di applicare le norme che esistono davvero, e di farlo secondo logiche di terzietà tra tutte le parti interessate. La giurisprudenza dell'abuso di diritto», chiude il numero uno del Cndcec «è una giurisprudenza che assomiglia più che ad un'applicazione della legge all'effettuazione di politiche fiscali e sussidarie». Sulla stessa scia anche i tributaristi di Luigi Pessina presidente dell'Ancit convinto che queste sentenze di volta in volta non facciano altro che creare di fatto una giurisprudenza quasi consolidata che viene applicata a tutti i contratti analoghi prescindendo quindi dalla leggitimità del contratto che invece deve essree valutata caso per caso se ci sono i margini elusivi o meno». È un tassello in più che potrebbe essere utilizzato in modo strumentale in situazioni analoghe scavalcando la ricerca della verità». Il tutto poi a solo svantaggio dei contribuente che si vede costretto reperire delle prove della sua legittimità e contestualmente un aggravio di costi che tutte queste operazioni non possono non portare». Anche a Roberto Falcone presidente della Lapet la sentenza preoccupa nella misura in cui possa venire applicata senza discriminazioni e nvece posto che «una sentenza parte sempre da una fattispecie reale, bisogna comunque sempre valutare situazione per situazione. Quando c'è un orientamento della giurisprudenza di questo tipo bisogna comunque essere attenti, anche per la stessa attività dei professionisti. Il vero problema», chiude comunque Falcone, «sta tutto nel nodo delle normative tributarie che sono talmente ampie da lasciare spazio a qualsiasi interpretazione: una semplificazione in questo senso sarebbe una concreta possibilità di evitare episodi di questo tipo».

vota