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Firma illeggibile, ricorso ok

del 20/05/2010
di: di Benito Fuoco
Firma illeggibile, ricorso ok
In caso di ricorso proposto da una persona giuridica, l'illeggibilità della sottoscrizione del legale rappresentante non comporta l'inammissibilità dell'impugnazione; ciò neanche qualora, nello stesso atto, non siano indicate le generalità della persona fisica che agisce in nome e per conto della compagine societaria.

La sentenza n°384/14/2009 della Ctr Lazio, depositata in segreteria lo scorso 3 novembre, rappresenta un notevole passo in avanti per quella giurisprudenza tributaria che muove i propri passi verso una giustizia sostanziale piuttosto che formale.

La vertenza che ha originato il dibattito concerne l'impugnazione di un avviso di liquidazione da parte di una società di capitali; l'adita Commissione di prime cure, su richiesta dell'Ufficio tributario, dichiarava l'inammissibilità del ricorso per difetto di capacità processuale, in quanto nell'atto introduttivo proposto non era indicato il nominativo del legale rappresentante della società e la firma del sottoscrittore risultava illeggibile.

I Giudici regionali, ribaltando completamente la decisione di primo grado, hanno accolto l'appello del contribuente sostenendo come dagli atti del fascicolo della causa si poteva rilevare chiaramente il nominativo del legale rappresentante. Il difetto di capacità processuale, prosegue il Collegio, deve essere ricercato nella effettiva inesistenza della legittimazione ad agire in giudizio della parte, piuttosto che nelle carenze formali di un atto di rito proposto.

In sostanza, inesattezze quali l'illeggibilità della firma o la mancata specifica delle generalità del legale rappresentante di una società non possono precludere l'ammissibilità di un atto, quando il contesto dei fatti in cui si inserisce il comportamento delle parti sia tale da assicurare la riferibilità delle azioni poste in essere. Il fatto stesso che l'Amministrazione finanziaria si sia costituita in giudizio testimonia, in modo inequivocabile, che l'atto proposto aveva comunque raggiunto il proprio scopo.

La pronuncia fornisce lo spunto per rilevare come la giustizia tributaria si stia muovendo in una direzione più «garantista» nei confronti dei contribuenti, limitando la declaratoria di inammissibilità dei ricorsi proposti ai soli casi di carenza sostanziale dei requisiti previsti.

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