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Riciclaggio, meglio non provarci

del 20/05/2010
di: pagina a cura di Debora Alberici
Riciclaggio, meglio non provarci
Punibile anche il tentativo di riciclaggio. Ciò perché non si tratta, come avveniva con la vecchia norma, di una fattispecie a consumazione anticipata.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 17694 del 7 maggio 2010, ha segnato, in un giudizio di rinvio sullo stesso caso, un'ulteriore stretta sul riciclaggio per il quale due anni fa aveva sancito la possibilità di una condanna anche se il reato presupposto era l'associazione mafiosa.

Le norme europee hanno scandito la necessità di un adeguamento delle leggi italiane sul riciclaggio, ha spiegato la Suprema corte nelle motivazioni. Tanto che «oggi è punito a titolo di riciclaggio chiunque sostituisce o trasferisce denaro». Insomma, secondo queste poche parole «risulta evidente», hanno messo nero su bianco gli Ermellini, «che non si tratta più di una fattispecie a consumazione anticipata, circostanza questa che consente senz'altro, un'ipotesi di tentativo». In particolare nella massima ufficiale si legge che «è configurabile il tentativo di riciclaggio, in quanto, nella vigente formulazione della fattispecie, il delitto di riciclaggio non è costruito come delitto a consumazione anticipata».

Negli ultimi due anni la posizione della magistratura rispetto al reato di riciclaggio non ha fatto altro che irrigidirsi. L'anno scorso fece molto parlare una sentenza della Suprema corte, la n. 495, che aveva confermato una condanna per riciclaggio nonostante non fosse stato mai accertato il reato presupposto. In particolare in quelle motivazioni si legge che «ai fini della configurabilità del reato di riciclaggio non si richiede l'esatta individuazione e l'accertamento giudiziale del delitto presupposto, essendo sufficiente che lo stesso risulti, alla stregua degli elementi di fatto acquisiti e interpretati secondo logica, almeno astrattamente configurabile».

La vicenda riguarda un imprenditore nel casertano e il suo commercialista nei confronti dei quali era scattata la custodia cautelare in carcere, dopo essere stati accusati di aver riciclato denaro sporco di una nota organizzazione criminale. In un primo momento la misura era stata annullata dal Riesame che aveva ritenuto il delitto di associazione mafiosa non compatibile con quello di riciclaggio, nel senso che non poteva essere il reato presupposto. Quindi, già due anni fa, la vicenda era finita in Cassazione. La quinta sezione penale di Piazza Cavour aveva annullato la pronuncia del Tribunale sostenendo per la prima volta che l'associazione mafiosa può essere il reato presupposto del riciclaggio. A questo punto i giudici di merito avevano deciso nuovamente per la custodia cautelare. Così gli indagati hanno impugnato il provvedimento e questa volta uno dei motivi ha sollevato una questione nuova e particolarmente interessante: e cioè se il reato di riciclaggio può essere punito solo per il tentativo. La Suprema corte ha respinto il ricorso dell'imprenditore stabilendo che, con la nuova norma, il tentativo è sufficiente per una condanna.

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