In relazione alla crescita della spesa pubblica negli ultimi anni, il numero uno dei commercialisti ha illustrato i risultati di una simulazione compiuta dall'Istituto di ricerca di categoria, secondo la quale se, nel periodo compreso tra il 2001 al 2008, la crescita annuale della spesa pubblica fosse stata contenuta entro il tasso di inflazione aumentato di un punto percentuale e, parallelamente, l'economia sommersa fosse stata contenuta entro un ragionevole 12% sul pil (anziché il 16% medio di quegli anni), l'Italia sarebbe entrata nel 2009 con 590 miliardi di euro di debito pubblico in meno, con un avanzo di bilancio pari a 87 miliardi di euro (anziché un disavanzo di 42) e con un rapporto debito/pil del 71,75% (anziché del 106,10%). Il nodo da sciogliere sulla spesa pubblica non deve, comunque, far passare in secondo piano «l'urgenza di mettere immediatamente mano a una riforma fiscale» il cui punto di partenza deve essere comunque «la sacralità del rapporto tributario tra cittadino e stato».
Sacconi contesta però l'analisi storica fatta dai commercialisti: il debito pubblico ha origini ancora più antiche.
Nella riforma Visentini dei primi anni '70, per esempio, che trasformò l'Ige in Iva, introdusse l'Irpef e il sostituto d'imposta per i redditi da lavoro dipendente «e che è stata estremamente sottovaluta nel suo impatto che avrebbe avuto».
Quella riforma ha avuto bisogno di molto tempo per poter essere assimilata ed è stata concausa della situazione di indebitamento pubblico così forte. Per Sacconi quindi ora le linee di intervento possibili sono tre. La prima consiste nel riorganizzare le strutture centrali della spesa pubblica che, disperse in mille enti, hanno di fatto «azzerato la capacità di governo della spesa stessa».
Ma è soprattutto il federalismo fiscale lo strumento più appropriato «per ricondurre a responsabilità la gestione della spesa a livello regionale». C'è poi il capitolo sussidiarietà, ossia il terzo strumento di intervento, che può contribuire a «costruire un modello di protezione e inclusione sociale più sostenibile ed efficace».
