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Conciliare per risparmiare tempo

del 19/05/2010
di: di Luigi Suriano - Presidente Ugdcec di Paola
Conciliare per risparmiare tempo
La difficile situazione della giustizia in Italia, che comporta, quale logica conseguenza, un diffuso senso di incertezza del diritto, ha determinato un divario tra una domanda di efficienza ed efficacia e un'offerta che non sempre risponde a tali requisiti.

Questa problematica è maggiormente avvertita quando si rivolge alla categoria delle imprese produttrici di beni o fornitrici di servizi e a quella dei consumatori o degli utenti.

Per l'impresa produttrice del bene o fornitrice dei servizi, infatti, può divenire insostenibile l'onere economico e il costo del personale addetto a far fronte alla miriade di controversie trascinate per anni davanti ai tribunali giudiziari. Per converso, per il consumatore del bene o il fruitore del servizio, può risultare diseconomico affrontare un'azione giudiziaria, subendone i relativi costi a fronte di un esito dagli incerti benefici. Perplessità, questa, aggravata dall'ulteriore impegno per il cittadino di porre in essere un'attività pre-contenziosa di ricerca del difensore per l'assunzione della necessaria consulenza tecnico-legale, che richiede un notevole dispendio di tempo e denaro. Con tutto ciò che ne consegue a livello di risorse personali che non possono non avere un primo e diretto riflesso sulle autonomie locali dove questo soggetto svolge la sua attività, rallentata ed inficiata dalle more del giudizio. Investimenti minori a fronte di spese da sostenere, minor tempo da dedicare alla propria attività e, spesso, impossibilità a compiere determinati atti e negozi giuridici nelle more del procedimento hanno icto oculi un riflesso diretto ed immediato nell'ambiente dove il soggetto gravato dal procedimento giudiziale opera e, quindi, in prima battuta, sulla realtà locale a esso afferente. Costi e gravami che potrebbero essere ridotti, quando non pressoché annullati, ricorrendo a un metodo alternativo di risoluzione delle controversie, nel cui campo un'importanza fondamentale è riconosciuta alla «Conciliazione» che, per struttura, tempi e costi, si presenta come un istituto particolarmente flessibile e agile, che ben si adatta alle esigenze di speditezza tanto auspicate sia dalle imprese che dai consumatori.

Il dlgs n. 28 del 4 marzo 2010, pubblicato in G.U. il 5 marzo 2010, pone le basi normative italiane ad un fenomeno che è in costante crescita già in molti paesi: quello del ricorso prioritario, specie in caso di lite tra imprese, a procedure di «Risoluzione alternativa delle controversie» o procedure di «Adr», dall'inglese Alternative dispute resolution, ispirate al paradigma cooperativo del negoziato diretto tra i litiganti, facilitato da un professionista neutrale nel ruolo di conciliatore, invece che a quello avversariale «a distanza», caratteristico del processo civile e dell'arbitrato. Con l'espressione «Conciliazione« si indica, dunque, quella procedura di risoluzione delle controversie nella quale un professionista neutrale, privo di potere decisionale, aiuta le parti (eventualmente accompagnate e/o assistiti da un professionista di fiducia) a trovare una soluzione negoziata della lite, accettabile da entrambe.

Su questo tema si confronteranno i giovani commercialisti della Calabria nel corso del convegno regionale, organizzato dall'Unione giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili di Paola, in programma il 22 maggio, intitolato «Il conciliatore professionista: nuove opportunità per i commercialisti». Un tema di grande attualità e di grande interesse non solo perché legato al futuro della professione, ma anche per le evidenti ricadute sociali che un decongestionamento della giustizia produrrebbe.

A dimostrazione degli spazi che si aprono con la conciliazione per la nostra professione, va detto che già oggi per molte imprese essa è divenuta la procedura di gran lunga preferenziale di risoluzione delle controversie commerciali internazionali, per via delle spese normalmente assai più elevate che le forme tradizionali di risoluzione delle liti (tra cui l'arbitrato) impongono in questo campo. Ma l'enfasi sui soli aspetti «quantitativi» (il risparmio di tempo e di denaro) rischia di oscurare le potenzialità «qualitative» del fenomeno Adr, tra cui soprattutto la possibilità che la conciliazione non tranci necessariamente, e magari brutalmente, i rapporti professionali e spesso anche personali tra le parti, come di norma accade, invece, quando viene emessa una sentenza o un lodo arbitrale. Se la funzione del giudice è infatti quella di valutare l'accaduto, ascoltare le rispettive posizioni giuridiche e decidere il torto e la ragione, il conciliatore può invece concentrarsi sul futuro, piuttosto che sul passato, sui reali interessi delle parti, invece che sulle posizioni espresse, aiutando così i litiganti ad elaborare soluzioni della vertenza, anche originali, che non lascino sul campo un vincitore e un vinto, ma addirittura entrambi soddisfatti, nei casi appropriati. Conciliare, poi, conviene, anche alle tasche dei litiganti. Questo slogan, ormai utilizzato costantemente da quanti si trovano a trattare della conciliazione, acquista ancora maggiore evidenza e contenuti con l'entrata in vigore della nuova disciplina della mediazione voluta dal legislatore delegato. Le parti che sceglieranno di tentare la strada della conciliazione potranno infatti risparmiare sulle tasse che ordinariamente gravano sugli atti giudiziali e beneficeranno di un credito d'imposta di importo variabile relativamente alle indennità corrisposte agli organismi di conciliazione. Se, poi, la mediazione ha successo, le parti riappacificate guadagnano doppiamente, sia perché il verbale di accordo viene esentato dall'imposta di registro, sia perché il credito di imposta sulle indennità per i conciliatori avrà un valore doppio rispetto a quello attribuito in caso di insuccesso del tentativo.

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