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Una sola Cassa per i professionisti

del 19/05/2010
di: di Marco Caiazzo
Una sola Cassa per i professionisti
«La situazione delle Casse previdenziali dei professionisti economici è chiaramente in stallo, anche perché non riesco a intravedere una volontà politica, sia a livello governativo che parlamentare, rivolta a cercare una soluzione al problema della mancata unificazione dei fondi di ragionieri e dottori commercialisti, che è e resta, per me, la strada corretta da percorrere».

Giuliano Cazzola, tra i massimi esperti italiani di previdenza e parlamentare del Pdl, vicepresidente della commissione lavoro della Camera, torna a parlare dopo la «provocazione», come egli stesso la definisce, contenuta in una interpellanza in Commissione Lavoro, di far confluire la Cassa ragionieri all'interno dell'Inps.

«Mi sono battuto per l'unificazione con tutti i mezzi a mia disposizione, sia a livello legislativo che di sindacato ispettivo, peraltro non riuscendo ad arrivare ad alcun risultato, se non quello di attirarmi inimicizie e insulti come mai è capitato in vita mia. In realtà, tralasciando per un istante il discorso della Cnpr, il progetto ideale», al quale penso da tempo, «sarebbe un Inps dei professionisti», ovvero un Ente che raggruppi insieme tutte le Casse privatizzate italiane.

Domanda. On. Cazzola, è la sua seconda provocazione nel giro di pochi giorni. Non rischia di essere frainteso?

Risposta. È vero, quella dell'Ente unitario più che una «provocazione» è una sfida, provvista di una base di praticabilità che non ho difficoltà a ritenere degna di approfondimento. Tutti questi enti professionali, operanti ciascuno per sé, non sono in grado di sopravvivere in mancanza di solidarietà reciproca; e se sopravvivono, vanno di sicuro incontro a criticità, una volta che si rovescerà il rapporto tra attivi e pensioni come accade in tutti i sistemi maturi, soprattutto se sono di dimensioni chiuse e limitate. Un «Inps dei professionisti», invece, potrebbe risolvere davvero tante difficoltà e sarebbe lo sbocco naturale del processo di privatizzazione avviato tempo addietro. Soprattutto, insegnerebbe ai liberi professionisti a essere solidali tra di loro.

D. In attesa che si realizzi «l'Inps dei professionisti», in concreto qual è la sua ricetta per non lasciare un Ordine professionale, nella fattispecie quello dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, con due Casse di previdenza?

R. Le soluzioni possibili sono tre e riguardano tutte un diverso approccio alla questione: a) il legislatore, che è sovrano, forzi la mano e disponga, d'imperio, l'aggregazione delle due Casse; b) si predisponga una separazione della platea dei nuovi iscritti trovando una base contributiva sia per la cassa dei ragionieri che per l'ente dei dottori commercialisti; c) in mancanza di tutto ciò, si trovi un ombrello protettivo per la Cassa ragionieri, altrimenti condannata per legge all'esaurimento tra alcuni decenni. Alcune di queste decisioni, però, comportano delle limitazioni e dei confini che, di fatto, ne impediscono la piena attuazione in un modo o nell'altro.

D. Quali sono questi ostacoli, on. Cazzola?

R. Per quanto riguarda l'unificazione obbligata, c'è, come affermavo poc'anzi, la scarsa disponibilità del governo e del parlamento, sia dal punto di vista della maggioranza che dell'opposizione, ad affrontare una vicenda complessa, dal punto di vista tecnico-normativo, e particolarmente delicata sotto il profilo politico. A onor del vero, non vedo grande determinazione a «sfidare» la Cassa dei dottori commercialisti, sul punto, nonostante le rassicurazioni fornite dall'Esecutivo in commissione lavoro.

D. E sulla seconda proposta, invece?

R. Dividere la platea dei nuovi iscritti tra le due casse previdenziali è una soluzione valida ed efficace, nel caso in cui venga definitivamente abbandonata la fusione tra i due istituti pensionistici obbligatori.

D. Ed è proprio su questo che insiste la Cassa ragionieri, nel rivendicare pari dignità nell'accesso alla platea dei nuovi iscritti. Si era parlato di adottare il modello del «dominus» presso cui è stato effettuato il praticantato: i nuovi professionisti che lo hanno svolto presso un associato alla Cnpr, si iscriveranno allo stesso fondo. In caso contrario, a quello della Cassa dei dottori commercialisti. Lei che cosa ne pensa?

R. Certo, questa potrebbe essere la soluzione idonea. Ma bisogna sempre tener conto della volontà politica. Al limite, visto che la situazione resterà sotto controllo per alcuni decenni, si può sperare che, con il tempo, maturino anche le coscienze.

D. Per lei, comunque, la soluzione ottimale resta la fusione delle due Casse?

R.Certamente, ma allargando il discorso all'intero scenario previdenziale, ribadisco ancora una volta l'opportunità di creare un Istituto di previdenza dei liberi professionisti, facendo attenzione a non confonderla con un'unica super-cassa. Penso ad un Ente coordinatore delle singole gestioni di categoria, ciascuna con i propri ordinamenti ed organi specifici. Troppo complesso? Non credo; all'interno dell'Inps ci sono trenta gestioni differenti, non vedo perché dovrebbero nascere problemi con le venti dei professionisti.

D. Eppure la sua interpellanza è stata letta come una proposta concreta e attuabile per la confluenza della Cassa ragionieri all'interno dell'Inps…

R. Il mio intervento ha un significato diverso: insistere con il governo allo scopo di risolvere il problema della mancata unificazione delle Casse di dottori e ragionieri. L'ultima parte dell'interrogazione è destinata ad un' ipotesi di alternativa alla quale, eventualmente, dedicare una riflessione, senza pregiudiziali. C'è pur sempre il precedente dell'Inpdai. Fu questo istituto, antico e glorioso, che nel 1993 trainò la battaglia della privatizzazione. Oggi è all'interno dell'Inps e tutti sono felici. Quanto alla Cassa ragionieri essa ha una certa vitalità; può mantenersi, con il proprio patrimonio, fino al 2040 e oltre. Ma va trovata una soluzione di carattere strutturale.

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