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Sul contribuente ricade l'onere della prova

del 19/05/2010
di: Alessandro Felicioni
Sul contribuente ricade l'onere della prova
La lista Falciani in mano all'Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza diventa una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento; innanzitutto perché, da un punto di vista fiscale, verrà ribaltato sul contribuente l'onere di provare che i capitali rinvenuti all'estero non sono frutto di evasione fiscale; ciò a condizione che le informazioni reperite vengano acquisite secondo le regole sullo scambio internazionale di informazioni; secondariamente perché tale operazione avviene in un momento particolare caratterizzato dall'apertura della Svizzera allo scambio di informazioni in chiave Ocse, ossia con la collaborazione non solo per l'assistenza penale (frode fiscale) ma anche per quella amministrativa (evasione/elusione fiscale). Dopo essere arrivato nelle mani della Procura di Torino, a seguito della rogatoria internazionale indirizzata alla Procura di Nizza, l'elenco dei nominativi è ora nelle mani della Guardia di finanza. È evidente che, perso anche l'ultimo treno per lo scudo fiscale, i contribuenti inclusi nella lista non possono dormire sonni tranquilli. Specie a seguito dell'inasprimento del regime sanzionatorio legato alla mancata dichiarazione di attività detenute all'estero, la cui disciplina è stata potenziata proprio in occasione del varo dello scudo quater (dl 78/09). Va sottolineato, infatti, che con le nuove norme, viene introdotta la presunzione in base alla quale le attività rinvenute all'estero e non dichiarate sono considerate, a tutti gli effetti, come frutto di evasione. Anzi, a tali fattispecie si applicano anche sanzioni più severe in termini di infedele dichiarazione (dal 100% al 200% dell'imposta presuntivamente evasa); oltre ovviamente all'applicazione delle sanzioni per le violazioni alle regole sul monitoraggio (quadro RW) anch'esse inasprite in occasione dello scudo fiscale. La divulgazione della lista e l'attivazione delle autorità italiane (giudiziarie e fiscali) è particolarmente importante anche perché si inserisce in un quadro che vede, per la prima volta, una apertura da parte della Svizzera a modificare le proprie convenzioni internazionali sulla base del modello ocse, soprattutto con riferimento all'articolo 26 di tale modello, relativo allo scambio internazionale di informazioni. Fino ad ora infatti, la Svizzera garantiva lo scambio solo se l'informazione richiesta dall'altro stato era utile per indagini di natura penale; ciò impediva, di fatto, qualsiasi scambio di informazioni con rilevanza fiscale non penale; la modifica ammette invece anche finalità amministrative.

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