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Un patto per la lite

del 19/05/2010
di: di Simona D'Alessio
Un patto per la lite
È cominciata ieri nelle commissioni riunite Lavoro e Affari costituzionali di Palazzo Madama la fase di discussione e votazione dei 119 emendamenti al disegno di legge cosiddetto collegato lavoro. E la giornata è stata caratterizza dalle polemiche sul licenziamento verbale, su cui è intervenuto con un emendamento il relatore Maurizio Castro (Pdl). Il senatore del centrodestra ha, infatti, depositato cinque proposte di modifica fra cui una per cancellare l'emendamento Damiano, facendo in modo, ha spiegato, che non succeda più che il lavoratore, «dopo l'insorgere di una lite, possa scegliere di volta in volta se agire attraverso l'arbitro, o il giudice ordinario. Lo farà, invece, mediante un patto preventivo, sottoscrivendo una clausola compromissoria», valida per tutti i contenziosi, ma non per il licenziamento. Il dibattito politico, però, si è infiammato poiché, dichiara Castro, sono state fatte «inaccettabili falsificazioni» dal Pd, precisando poi che il licenziamento a voce resta «illecito e inefficace». «Continuano a susseguirsi», sottolinea il parlamentare del Pdl, «dichiarazioni dell'opposizione e da taluni segmenti sindacali relative al collegato lavoro le quali sono segnate da un tasso inaccettabile di falsificazione dei contenuti degli emendamenti da me presentati. Ribadisco pertanto che nessuna innovazione è stata proposta in materia di licenziamenti inefficaci. Viene solo previsto, a favore del lavoratore licenziato illecitamente in forma orale o senza l'indicazione per iscritto dei motivi, l'allungamento del termine a sua disposizione per l'impugnazione del provvedimento da 60 a 90 giorni». A dare man forte a Castro ci pensa lo stesso ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, il quale osserva come la proposta presentata «non lascia spazio né a strumentalizzazioni, né a letture incerte. La sua ratio è tutta favorevole al lavoratore e solo una malafede insistita può ipotizzare il contrario. Se fosse necessario questa è l'ulteriore prova provata della disonestà intellettuale con cui certa opposizione cerca continuamente di esasperare il conflitto». La minoranza, però, non ci sta, e ribadisce che darà battaglia (i soli senatori democratici hanno depositato circa 90 emendamenti, tutti soppressivi del testo). L'esame degli emendamenti si chiuderà domani, mentre il ddl sbarcherà in Aula per il voto (non definitivo, perché dovrà ritornare a Montecitorio per la settima lettura) il 26 maggio.

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