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Niente interpreti madrelingua

del 18/05/2010
di: La Redazione
Niente interpreti madrelingua
Non ha diritto all'interprete di madrelingua l'immigrato sotto processo in Italia. È infatti sufficiente un interprete che parli una lingua a lui nota, spesso l'inglese.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18496 di ieri, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un bulgaro al quale non era stato messo a disposizione un interprete di madrelingua. Infatti le conversazioni erano state tradotte in inglese e, a quanto viene ricostruito in sentenza (già destinata all'ufficio del massimario) sembra che l'uomo fosse in grado di capire.

Questa nuova interpretazione fornita dai giudici di piazza Cavour semplificherebbe di molto i procedimenti a carico degli stranieri, nei palazzi di giustizia italiani.

Soprattutto se si pensa che il contenzioso nel quale l'immigrato solleva eccezioni sulle traduzioni degli atti e sull'interprete è ancora molto alto. In particolare, ha messo nero su bianco la sesta sezione penale, «all'imputato alloglotta, che non abbia una conoscenza della lingua italiana, l'ordinamento processuale italiano (art. 143 c.p.p.) e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 6.3 lett. a legge 4/8/1955 n. 848) riconoscono non già il diritto all'assistenza di un interprete di madre lingua, bensí quello di farsi assistere gratuitamente da un interprete, per la traduzione in una lingua a lui comprensibile, al fine di poter comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa». Ma non è ancora tutto. L'imputato ha anche perso sul punto della traduzione della sentenza. Infatti, hanno replicato gli Ermellini rispondendo al secondo motivo del ricorso, «la sentenza non è compresa nella categoria di atti rispetto ai quali la legge processuale assicura all'imputato straniero, che non conosca la lingua italiana, il diritto alla nomina di un interprete per la traduzione nella lingua a lui conosciuta. La mancata traduzione non è, pertanto, causa di nullità della sentenza, potendo determinare, se ne ricorrono le condizioni, soltanto il differimento del decorso dei termini per l'impugnazione al momento in cui l'imputato abbia cognizione del contenuto della sentenza stessa».

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