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Autorizzazioni in tempi garantiti

del 15/05/2010
di: di Andrea Mascolini
Autorizzazioni in tempi garantiti
Nuove norme per l'autorizzazione integrata ambientale sui nuovi impianti; silenzio-inadempimento per la valutazione ambientale strategica; migliore coordinamento normativo e maggiore certezza di tempi nelle procedure autorizzative. Sono questi alcuni dei punti sui quali si muove il corposo decreto, approvato dal consiglio dei ministri di giovedì, che modifica la prima, la seconda e la quinta parte del Codice dell'ambiente. Il testo dovrà adesso compiere l'intero iter procedurale che comprende il parere della conferenza unificata e delle commissioni parlamentari, prima della nuova e definitiva approvazione da parte del consiglio dei ministri. Le modifiche riguardanti la prima parte hanno un valore particolare dal punto di vista dei principi in quanto affermano la necessità di tutelare l'ambiente anche tramite la «conservazione» dello stesso, oltre che con la salvaguardia, il miglioramento e l'utilizzazione accorta delle risorse, ritenendolo un bene in se e non soltanto correlato alla qualità della vita. Previsto un opportuno e corretto collegamento fra i principi generali e gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dal diritto comunitario; inoltre eventuali deroghe, modifiche o abrogazioni dovranno tenere presente la necessità di rispettare le competenze delle regioni e degli enti locali. I poteri sostitutivi del governo previsti dal codice saranno tali da consentire comunque alle regioni di prevedere nelle materie di propria competenza, poteri sostitutivi analoghi in capo a organi regionali in caso di inadempimento dell'ente competente. Più corpose e articolate sono le modifiche che il correttivo apporta alla seconda parte del decreto concernente le procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la valutazione d'impatto ambientale (Via) e per l'autorizzazione ambientale integrata (Aia). Si tratta di norme che per il ministero dell'ambiente potranno superare i problemi relativi ai tempi non certi per le decisioni delle autorità pubbliche coinvolte nel processo deliberativo, alla cattiva formulazione delle norme, al mancato coordinamento tra le diverse fasi di uno stesso procedimento. Per quel che riguarda l'autorizzazione integrata ambientale, oggetto di un apposito titolo del decreto, si procede attraverso il recepimento, all'interno del decreto 152 delle disposizioni di cui al decreto 59/2005 sulla cosiddetta Aia. Si prevede quindi una dettagliata disciplina delle informazioni che essa deve contenere e si chiarisce che, se si è in presenza di un'opera di competenza statale, la procedura di autorizzazione integrata ambientale viene assorbita dalla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via), che a sua volta prevede anche la procedura telematica. Per i nuovi impianti (elencati nel settimo allegato al decreto) e per la modifica degli impianti esistenti deve essere quindi presentata una domanda per l'Aia che sarà verificata nella sua completezza dall'autorità competente che potrà chiedere anche delle integrazioni. È previsto il silenzio-diniego relativamente all'inadempimento del soggetto che non abbia fornito le integrazioni richieste. Per quel che riguarda la Vas il decreto stabilisce che la valutazione è avviata dall'autorità procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma: la valutazione dovrà essere effettuata anteriormente all'adozione del piano o del programma, ovvero all'avvio della relativa procedura legislativa, e comunque durante la fase di predisposizione dello stesso. Si prevede il silenzio-inadempimento laddove la mancata decisione causi uno stop del procedimento. In materia di Via è prevista l'acquisizione del concerto del ministero dei beni culturali laddove emergano esigenze di tutela del patrimonio culturale (prevista l'integrazione delle commissioni Via-Vas con rappresentanti del Mibac). Restyling anche funzionamento della commissione istruttoria per l'autorizzazione integrata ambientale. Fra le diverse modifiche alla parte V del Codice si segnala quella che stabilisce che potranno essere utilizzati «in misura non superiore al dieci per cento» i certificati verdi conseguiti per l'energia prodotta da termovalorizzatori di rifiuti.

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