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Per l'acqua potabile si va in tribunale

del 15/05/2010
di: Debora Alberici
Per l'acqua potabile si va in tribunale
L'acqua potabile va in tribunale e non in commissione tributaria. La controversia che ha per oggetto l'impugnazione di una cartella con la quale un consorzio erogatore dell'acqua richieda nei confronti di un utente il pagamento delle somme dovute per l'utilizzazione del servizio, infatti, è competenza del giudice ordinario e non di quello tributario. In tal caso, infatti, l'ente non agisce nell'esercizio del potere impositivo che la legge gli attribuisce in materia di contributi consortili, bensì in virtù di un rapporto contrattuale di erogazione di acqua potabile (che, per altro, non comporta l'iscrizione del cliente al consorzio). Il principio è stato affermato dalle sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza n. 11720/10, depositata ieri. Un cittadino aveva presentato ricorso alla Ctp di Roma contestando un avviso di pagamento e la pertinente cartella esattoriale relativi al contratto di somministrazione di acqua potabile da parte del consorzio. I giudici di prime cure avevano accolto, ritenendo non utilizzabile in tale contesto lo strumento della cartella di pagamento. Giudizio confermato anche dalla Ctr Lazio con la sentenza n. 122/5/05, contro la quale il consorzio ricorreva per cassazione. Le sezioni unite rilevano che il punto focale della vicenda è capire se il fatto che il consorzio abbia proceduto al recupero delle somme dovute utilizzando come mezzo di esazione la cartella determini l'attribuzione della controversia al giudice tributario. La risposta della Cassazione è negativa: allineandosi alla sentenza n. 9240/2002, i giudici del «Palazzaccio» affermano che «non è il mezzo di esazione a poter determinare a quale giudice spetti la giurisdizione, bensì la natura della pretesa che, mediante quello specifico strumento, l'ente creditore vanta nei confronti del soggetto destinatario della cartella medesima». Anche la sentenza n. 13775/2002 aveva già stabilito che, in materia di acqua potabile, il credito non trovasse titolo nella potestà impositiva, «benché esercitabile con gli strumenti propri delle entrate tributarie (ruolo e cartella esattoriale), ma configura il corrispettivo pattuito in un rapporto contrattuale su basi paritetiche. Ne deriva che la cognizione delle relative controversie spetta al giudice ordinario». Pertanto, le sezioni unite accolgono parzialmente il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando al tribunale territorialmente competente.

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