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Una seconda chance per l'indulto

del 14/05/2010
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Una seconda chance per l'indulto
Il cambio di orientamento delle Sezioni unite della Suprema in senso più favorevole al condannato gli dà diritto a presentare nuova istanza di indulto dopo che la prima richiesta è stata respinta. Lo ha stabilito il Massimo consesso di Piazza Cavour che, con la sentenza n. 18288 di ieri, ha risolto un contrasto di giurisprudenza nato all'interno della prima sezione penale. Ci sono volute al Collegio di legittimità sedici pagine di motivazioni per arrivare a formulare il nuovo principio di diritto secondo cui «il mutamento di giurisprudenza intervenuto con decisione delle Sezioni Unite, integrando un nuovo elemento di diritto, rende ammissibile la riproposizione, in sede esecutiva, della richiesta di applicazione dell'indulto in precedenza rigettata». Secondo le Sezioni semplici andava risolta la questione relativa alla portata «della nozione di medesime elementi di diritto», di cui parla l'articolo 666 del codice di procedura penale, «ai fini dell'ammissibilità di una seconda richiesta da parte del condannato di applicazione dell'indulto, dopo il rigetto di altra analoga e precedente». Già la Procura generale della Suprema corte, nella requisitoria scritta illustrata nell'aula Magna del Palazzaccio lo scorso 21 gennaio, aveva sostenuto la proponibilità della seconda istanza e dunque aveva sollecitato le Sezioni unite penali di Piazza Cavour a respingere il ricorso della Procura di Milano. In particolare la pubblica accusa si era opposta alla decisione della Corte meneghina di concedere a un condannato per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e violazioni delle norme sulle armi e gli stupefacenti, di ritenere ammissibile la seconda istanza di indulto, alla luce del nuovo orientamento giurisprudenziale sancito dalle Sezioni unite penali secondo cui il condono poteva essere chiesto anche in caso di sentenza di condanna straniera (su persone condannate all'estero ma trasferite in Italia per l'espiazione della pena). Ciò perché, aveva sostenuto, la seconda istanza era basata sugli «stessi presupposti di fatto e di diritto». Il Massimo consesso di Piazza Cavour, con motivazioni rese note soltanto oggi, ha aderito alla requisitoria della Procura generale della Cassazione e ha respinto il ricorso del pm milanese. Dunque le sezioni unite penali hanno abbandonato un indirizzo interpretativo, assolutamente prevalente, secondo cui «il mutamento di giurisprudenza, in quanto non assimilabile al mutamento del dato normativa, non rappresenta un “elemento nuovo di diritto” idoneo a rendere ammissibile la riproposizione dell'istanza già in precedenza respinta dal giudice dell'esecuzione e a rimuovere la preclusione del c.d. giudicato esecutivo». Contrapposto a questo c'è quello secondo cui «la mutata interpretazione di una norma, specie se cristallizzata in una pronuncia delle Sezioni Unite, può integrare una nuova motivazione giuridica che legittima la riproposizione al giudice dell'esecuzione di una richiesta precedentemente rigettata».

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