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Plusvalenze esentasse per chi cede l'azienda

del 13/05/2010
di: Benito Fuoco
Plusvalenze esentasse per chi cede l'azienda
La cessione di una azienda agricola non genera plusvalenze tassabili ai fini delle imposte dirette; infatti, questa tassazione è riferibile solo alle aziende commerciali, in quanto, quelle derivanti dalla cessione di aziende agricole, restano ricomprese nella determinazione del reddito agrario e non generano presupposti impositivi. Queste interessantissime conclusioni, si leggono nella sentenza n. 10/29/2010 emessa dalla Commissione tributaria regionale Piemonte e depositata nella segreteria della Commissione il 9 febbraio 2010. La sentenza dei giudici regionali piemontesi, che ha ribaltato completamente la decisione dei colleghi provinciali di Torino che invece avevano ritenuto tassabile l'avviamento, assume una importanza significativa se consideriamo che si basa sostanzialmente su una interpretazione ministeriale. La vicenda trae origine da una rettifica dell'Agenzia delle Entrate di Rivarolo Canavese (TO) che, in riferimento ad un atto di cessione di una azienda agricola, ipotizzava una somma relativa all'avviamento commerciale di oltre 150 mila euro di cui era stata omessa la quantificazione. Con il ricorso introduttivo, il contribuente sosteneva che l'articolo 16, comma 1, lettera g) del vecchio Tuir 917/1986 in base a cui l'ufficio aveva assoggettato a tassazione un reddito era riferibile solo alle aziende commerciali, conseguentemente per la cessione di aziende agricole, non poteva essere ipotizzata alcuna plusvalenza. La Commissione provinciale di Torino, accogliendo solo parzialmente il ricorso, riteneva di adeguare il reddito accertato a quanto proposto in sede di accertamento con adesione dall'ufficio, e non accettato dal contribuente. Contro questa decisione, il contribuente proponeva appello insistendo sulla «non tassabilità» delle plusvalenze che, in caso di cessione di azienda, potevano verificarsi solo per l'impresa ordinaria e non per quella agricola; inoltre il contribuente specificava come non esistesse alcuna prova sul pagamento del prezzo relativo all'avviamento ipotizzato, sottolineando la differenza tra valore e prezzo, che ai fini delle imposte dirette riteneva tassabile solo gli effettivi importi realizzati. La Commissione tributaria regionale Piemonte ha accolto il ricorso in appello del contribuente e stabilito definitivamente che, per carenza di presupposto impositivo, la cessione di una azienda agricola, a norma dell'articolo 54 del Tuir non produce plusvalenze tassabili. La Commissione osserva come l'articolo 16, comma 1, lettera g) del vecchio Tuir 917/86, (che prevede la tassazione separata delle plusvalenze realizzate con la cessione di azienda) non opera alcuna specificazione se tra siano tassabili anche le plusvalenze derivanti dalla cessione di aziende agricole. I giudici regionali proseguono rilevando che, in sede di commento alle agevolazioni fiscali di cui all'articolo 10 della legge n. 904/1977, l'amministrazione finanziaria con la circolare ministeriale n. 9/9/252 del 21 marzo 1980 in materia di conferimento di aziende, abbia invece escluso una plusvalenza tassabile: «le agevolazioni in discorso non hanno ragion d'essere quando si tratti di conferimento di azienda agricola esercitata entro i limiti dell'articolo 28 del dpr 29 settembre 1973, n. 597, che provenga da persone fisiche o da società semplici trattandosi di beni non produttivi di reddito d'impresa». Il collegio, accogliendo definitivamente il ricorso del contribuente, conclude dicendo che, nel caso specifico «appare chiara e inconfutabile l'inesistenza del presupposto impositivo».

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