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Finte trasferte del sindaco, condanna per truffa

del 13/05/2010
di: Debora Alberici
Finte trasferte del sindaco, condanna per truffa
Rischia una condanna per truffa il sindaco o l'assessore che spaccia dei viaggi personali con la moglie per occasioni ufficiali e istituzionali, accollando all'ente locale tutte le spese. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 18071 del 12 maggio 2010, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di truffa contestato a un sindaco e ad alcuni amministratori che si erano fatti rimborsare soggiorni e vacanze dal comune, spacciandoli per occasioni ufficiali. Insomma dal Palazzaccio non è arrivata un'assoluzione piena. Ciò perché, ha motivato la quinta sezione penale, i funzionari comunali che chiedono le indennità e il rimborso spese in relazione a una missione «asseritamente svolta nell'interesse del comune, ma in realtà organizzata per motivi personali, commettono i reati di falso e truffa». Il caso a San Giovanni Rotondo dove sindaco e assessori andavano in giro per tutta l'Italia in compagnia e si facevano rimborsare anche le spese di mogli e fidanzate la cui presenza non veniva dichiarata ma venivano maggiorate le fatture facendo così pagare con soldi pubblici le spese per di viaggio e soggiorno. Per questo il Tribunale di Foggia aveva condannato il primo cittadino e alcuni amministratori per truffa e falso ideologico. Nel 2009 la Corte d'appello di Bari aveva confermato la misura. Contro questa decisione i sette imputati hanno presentato ricorso in Cassazione. Per sei di loro la Suprema corte ha dovuto dichiarare la prescrizione ma non li ha assolti pienamente. Sulle responsabilità degli imputati la quinta sezione penale si è limitata a constatarne la sussistenza, nonostante l'assoluzione per gli stessi fatti dal reato di peculato, e che «non sussistono elementi dai quali possa ritenersi scaturisca evidente la dimostrazione che il fatto non sussiste o che gli imputati non lo abbiano commesso, atteso che la sentenza impugnata dà conto della ragioni della decisione con motivazione ragionevole e condivisibile, fondando il giudizio di responsabilità degli imputati su prove documentali e testimoniali, la cui valenza probatoria risulta ampiamente scrutinata».

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